Psicologia della comunicazione
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Titolo del test:
![]() Psicologia della comunicazione Descrizione: Psicologia della comunicazione |



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Quale distinzione è cruciale per la psicologia della comunicazione secondo Anolli?. Comunicazione pubblica e privata. Comunicazione orale e scritta. Linguaggio e sintassi. Comunicazione consapevole e comunicazione implicita. Perché la consapevolezza comunicativa è cruciale nei contesti clinici e professionali?. Rende il linguaggio sempre univoco e non ambiguo. Permette di cogliere il non verbale, la coerenza tra parole ed emozioni, e l'ascolto di presenza. Serve solo a trasmettere contenuti in modo più efficiente. Facilita la diffusione di informazioni attraverso i media. Qual è un limite cruciale del modello matematico applicato alla comunicazione umana?. È eccessivamente complesso e non misurabile. Non analizza i codici linguistici. Non considera il feedback, l'interazione o il contesto relazionale. Sottovaluta il ruolo della ridondanza. Qual è l'obiettivo originario del modello matematico della comunicazione (Shannon e Weaver)?. Ottimizzare l'efficienza nei sistemi di telecomunicazione. Spiegare l'intenzionalità comunicativa umana. Analizzare l'impatto del contesto culturale. Classificare gli atti illocutori. Nel modello di Shannon e Weaver, il ricevente ha un ruolo tipicamente: Attivo e negoziale. Metacomunicativo. Dinamico e circolare. Passivo e unidirezionale. Secondo l'approccio semiotico, quale tipo di segno rimanda all’oggetto per convenzione (es. le parole)?. Simboli. Icone. Indici. Metonimie. Nell'approccio semiotico, cosa si intende per "testo"?. La sequenza lineare di trasmissione. Il contenuto verbale esplicito. Un insieme strutturato di segni (linguistici, paralinguistici, non verbali) che veicola significati. La denotazione oggettiva del messaggio. Secondo Peirce, il fumo che indica la presenza di fuoco è un esempio di segno: Icona. Simbolo. Frame. Indice. Quale funzione ha l'approccio semiotico (o semiotica) nello studio della comunicazione umana?. Ottimizzare la trasmissione di segnali elettrici. Mantenere la visione lineare del processo. Superare le visioni riduzionistiche basate sulla trasmissione. Concentrarsi solo sul contenuto verbale. Secondo l'approccio semiotico, il significato di un messaggio è considerato: Negoziato e costruito attraverso il contesto, l’intenzione e l’interpretazione. Fisso e oggettivo. Determinato solo dalla grammatica. Unidirezionale, dal mittente al ricevente. Qual è il livello dell'atto linguistico che concerne l'intenzione dell'emittente (es. chiedere, ordinare)?. Atto dichiarativo. Atto perlocutorio. Atto locutorio. Atto illocutorio. Quale dei seguenti è un atto linguistico Commissivo?. Promettere che si farà qualcosa. Ordinare di chiudere la finestra. Esprimere gioia. Descrivere lo stato del tempo. Quale categoria di atti linguistici, secondo Searle, impegna il parlante rispetto a un'azione futura (es. "Prometto che verrò")?. Espressivi. Dichiarativi. Commissivi. Direttivi. L'atto linguistico Dichiarativo ha la caratteristica di: Manifestare lo stato emotivo del parlante. Modificare lo status delle cose nella realtà istituzionale. Descrivere uno stato di cose. Cercare di influenzare il comportamento dell’ascoltatore. Secondo l'approccio sociologico, le regole comunicative sono: Universali e biologicamente determinate. Irrilevanti nel contesto digitale. Identiche in ogni contesto relazionale. Non solo esplicite, ma spesso codici impliciti che ogni partecipante deve maneggiare. Nell'approccio sociologico, cosa rappresentano i "frame" (cornici)?. Le sequenze sintattiche del discorso. Strutture cognitive e culturali che guidano l’interpretazione degli eventi comunicativi. Le interferenze (rumore) nella comunicazione. I segnali non verbali universali. L’approccio sociologico sottolinea che il senso di un messaggio dipende in larga misura: Dalla probabilità statistica dell’informazione. Dalla pura intenzione illocutoria del parlante. Dalle strutture sociali, dai ruoli e dalle convenzioni condivise. Dalla dimensione biologica dei segnali. Nell'approccio sociologico, i frame sono definiti come: Strutture cognitive e culturali che guidano l’interpretazione degli eventi comunicativi. Segnali di inganno involontari. Regole biologiche innate per l’espressione emotiva. Tratti distintivi e componenti del significato. La capacità di verbalizzare le dinamiche comunicative in corso (es. "Ho l'impressione che tu sia arrabbiato") è un esempio di: Atto dichiarativo. Metacomunicazione. Rumore semantico. Funzione illustrativa. Nell'approccio psicologico, l'influenza delle dinamiche di attaccamento sullo stile comunicativo riguarda: La necessità di aderire ai ruoli sociali. La corretta decodifica dei simboli culturali. La tendenza ad esprimersi in modo diretto (sicuro) o ambivalente/evitante (insicuro). L'efficienza della trasmissione del segnale. La capacità di cogliere i segnali impliciti che contraddicono i contenuti manifesti del discorso è fondamentale per: La sintonizzazione semantica. L'autenticità e l'efficacia della relazione. L'eliminazione del rumore acustico. La decodifica componenziale. Secondo l'approccio psicologico, i messaggi sono mediati da "schemi cognitivi". Cosa sono?. I programmi nervosi che coordinano i muscoli facciali. I codici linguistici universali. Le regole esplicite del contesto istituzionale. Strutture mentali attraverso cui interpretiamo il mondo, derivanti dalle nostre esperienze. L’approccio critico alla comunicazione si interroga principalmente su: Chi ha voce, chi è autorizzato a parlare e chi viene marginalizzato o taciuto. La classificazione universale degli atti linguistici. L'efficienza della codifica del segnale. La natura biologica dei segnali emotivi. L’approccio critico e psicosociale evidenzia come i media digitali creino “bolle informative” e “camere dell'eco” che: Rinforzano l'unicità dell'atto comunicativo. Favoriscono la metacomunicazione. Limitano la pluralità dei punti di vista e rafforzano le convinzioni preesistenti. Aumentano l'esposizione al dissenso. Cosa rende inadatto un messaggio "tecnicamente corretto" in un dato contesto?. La presenza di troppa ridondanza. L’incoerenza tra contenuto e contesto (es. tono ironico in situazione formale). La mancanza di intenzionalità. L'assenza di rumore acustico. Quale delle seguenti NON è una strategia di modulazione dell’espressione emotiva prevista dalle "display rules"?. Formalizzazione. Intensificazione. Attenuazione. Mascheramento. Le display rules sono regole apprese culturalmente che determinano: La distanza intima di Hall. L'efficienza della codifica del segnale. La spontaneità delle microespressioni. Come, quando e con chi esprimere o inibire un'emozione attraverso il volto. Un’espressione verbale come “Va bene” può assumere significati opposti a causa: Delle componenti vocali come tono e intonazione. Della prossemica eccessiva. Del codice linguistico utilizzato. Della mancanza di contatto oculare. Quale tipo di silenzio ha uno specifico valore comunicativo e può indicare riflessione, tensione o rifiuto?. Silenzi fisiologici. Silenzi universali. Silenzi strategici o interattivi. Silenzi discorsivi. L’assenza di parola nell'interazione (il silenzio) è un elemento: Sempre segno di disagio. Non verbale e paraverbale che veicola informazioni rilevanti sullo stato interno e il contesto. Unicamente fisiologico e privo di significato. Sempre segno di sottomissione. La Prossemica è definita come: Lo studio dello spazio interpersonale e della distanza fisica tra i parlanti. Lo studio del contatto fisico (tatto). L'analisi del tono e del ritmo del parlato. Lo studio delle espressioni facciali universali. Secondo Hall, una distanza eccessiva tra i parlanti può essere interpretata come: Calore e coinvolgimento. Freddezza, evitamento o rispetto eccessivo delle gerarchie. Sincerità emotiva. Competenza assertiva. L'atto di protendersi verso l'altro con il busto segnala tipicamente: Rigidità o difesa. Fastidio o disinteresse. Dominanza o potere. Coinvolgimento e interesse. Quale canale comunicativo può rafforzare, attenuare, sostituire o contraddire il linguaggio verbale?. Atto locutorio. Comunicazione non verbale (CNV). Sintassi. Codice matematico. Quale bias di interpretazione sorge se si affida alle espressioni facciali un potere che eccede la loro funzione comunicativa (come prove certe di menzogna)?. Compliance. Effetto di mera esposizione. Abuso interpretativo (o sovrainterpretazione). Empatia cognitiva. Perché l'emisfero destro, che controlla la parte sinistra del volto, è associato alla manifestazione di emozioni autentiche?. È maggiormente coinvolto nell'elaborazione emotiva. È meno controllato dalla corteccia motoria. È la parte più esposta alla luce. È la parte più simmetrica del volto. Qual è uno dei principali limiti nell'interpretazione delle microespressioni facciali?. Sono sempre fuori dal controllo cosciente. Sono visibili solo in fotografia. La loro ambiguità e la necessità di interpretarle sempre in relazione al contesto. Sono troppo lente per essere affidabili. Le microespressioni facciali sono considerate indicatori dello stato emotivo autentico perché la loro durata è: Molto lunga e intenzionale. Sempre mascherata. Brevissima (meno di mezzo secondo) e involontaria. Variabile a seconda della cultura. In ambito clinico, il volto agisce come "specchio emotivo" che permette di cogliere: La perfetta simmetria facciale. L'involontarietà della prossemica. Microespressioni che tradiscono incongruenze tra detto e sentito. Solo la maschera sociale. In un contesto terapeutico, la distanza fisica (prossemica) e la disposizione degli arredi possono: Rimuovere completamente l'ambiguità del dialogo. Influenzare il clima relazionale, creando barriere o favorendo l'accoglienza. Indurre un atto linguistico dichiarativo. Neutralizzare i segnali non verbali. Edward T. Hall ha individuato quattro zone principali nella distanza sociale, tra cui: Contatto, distanza, prossimità e fusione. Vicina, media, lontana e virtuale. Formalità, intimità, gerarchia e conflitto. Intima, personale, sociale e pubblica. In una relazione professionale o terapeutica, la disposizione fisica degli arredi (es. una scrivania frapposta) può creare: Un clima di maggiore empatia. Una comunicazione più assertiva. Una barriera o influenzare il clima relazionale. Una distanza intima. La tensione tra spontaneità e manipolazione è una caratteristica affascinante della CNV che riflette: Il controllo intenzionale di alcuni segnali non verbali (come nel caso di attori o politici). La sola funzione illustrativa. L'impossibilità di mentire con il corpo. La CNV che fornisce informazioni sulla natura della relazione (es. simmetrica o gerarchica) è detta: Funzione compensativa. Funzione relazionale (o metacomunicativa). Funzione illustrativa. Funzione espressiva. La funzione illustrativa della CNV consiste nel: Accompagnare e rafforzare i contenuti del discorso verbale. Sostituire il verbale quando non è disponibile. Gestire il flusso della conversazione. Esprimere stati emotivi in modo autentico. La funzione regolativa della CNV si manifesta attraverso segnali che aiutano a: Commentare il messaggio stesso (metacomunicativa). Rafforzare il contenuto verbale (illustrativa). Gestire i turni di parola, le pause, le interruzioni e le riprese. Esprimere stati emotivi (espressiva). Nella decodifica dell'inganno, l'osservazione del comportamento non verbale deve essere sempre: Basata sulle credenze popolari (es. chi mente distoglie lo sguardo). Assoluta, focalizzata solo sui segnali universali. Concentrata esclusivamente sulle microespressioni facciali. Comparativa, basata sulle variazioni rispetto al comportamento abituale (baseline) del soggetto. Nella decodifica dell'inganno, la baseline comportamentale è cruciale perché la valutazione deve essere sempre: Oggettiva, focalizzata sui segnali universali. Assoluta, focalizzata solo sui segnali non verbali. Strategica, per indurre una confessione. Comparativa, basata sulle deviazioni rispetto al comportamento abituale del soggetto. Quale dei seguenti è un indizio non verbale che potrebbe accompagnare la menzogna, pur non essendo una prova certa?. Controllo eccessivo del corpo o riduzione dei gesti illustratori. Postura completamente rilassata. Aumento dei gesti emblematici. Frequenza regolare del tono di voce. Quale tipo di gesti i soggetti che mentono tendono a ridurre per controllare il proprio comportamento?. Regolatori (possono aumentare). Emblematici. Adattatori (possono aumentare). Illustratori. Decodificare l’ironia richiede la capacità di cogliere: La discrepanza tra il contenuto letterale e l'intenzione implicita del parlante. La perfetta simmetria facciale. L’aderenza rigorosa alle display rules. La sola denotazione delle parole. L'ironia vocale utilizza principalmente quale elemento paralinguistico per segnalare che il messaggio non va preso alla lettera?. L'uso esclusivo di gesti illustratori. La distanza intima (prossemica). Alterazioni della prosodia (tono, ritmo, volume, pausa). Il contatto oculare rigido. Le display rules di Ekman includono strategie di modulazione culturale come: Locutorio, illocutorio, perlocutorio. Intensificazione, attenuazione, inibizione e mascheramento. Icona, indice, simbolo. Codifica, decodifica, rumore, ridondanza. Quale fenomeno, nell'inganno, descrive la fuoriuscita involontaria di segnali emotivi autentici (es. una microespressione)?. Effetto Icaro. Baseline comportamentale. Leakage. Information overload. Nella prospettiva dell'eco di Sperber e Wilson, l'ironia viene definita come: Una strategia difensiva per evitare la minaccia alla faccia dell'interlocutore. Un'inversione semantica in cui il significato è esattamente opposto al letterale. Un enunciato ecoico che richiama una credenza altrui per esprimerne il distacco. Una violazione della massima di qualità di Grice. Quando il contenuto verbale e il non verbale sono in dissonanza (incongruenza), l'interlocutore tende a: Raggiungere una comprensione immediata. Credere unicamente al canale verbale. Affidarsi sempre ai gesti emblematici. Generare sospetto e dubitare della sincerità del messaggio. La comunicazione non verbale è un "terreno privilegiato" per indagare l'inganno grazie alla sua: Funzione esclusivamente regolativa. Frequenza costante di gesti emblematici. Rigidità e codificazione formale. Spontaneità e mancanza di mediazione cosciente. Quale delle seguenti è una proprietà strutturale costitutiva della comunicazione seduttiva secondo Anolli?. L'ambiguità intenzionale che mantiene l'interlocutore in uno stato di attesa e incertezza. L'uso esclusivo del canale verbale per produrre gli effetti desiderati. La trasparenza delle intenzioni del seduttore verso il destinatario. La simmetria relazionale tra chi seduce e chi è sedotto. Il carico cognitivo superiore richiesto per mentire può manifestarsi in segnali non verbali quali: Perfetta coerenza tra tutti i canali. Rallentamento motorio e minore fluidità comunicativa. Eccesso di gesti illustratori. Uso rigido della prossemica pubblica. La difficoltà nell'identificare la menzogna con elevata accuratezza è legata al fatto che gli osservatori (anche esperti) spesso si basano su: Credenze popolari (es. che chi mente distoglie lo sguardo) che non hanno riscontro scientifico. La classificazione universale degli atti linguistici. Il modello matematico di Shannon. L'analisi rigorosa della prossemica. La psicologia della comunicazione suggerisce che l'inganno sia principalmente un: Segnale biologico involontario. Atto illocutorio dichiarativo. Atto comunicativo e relazionale che implica intenzionalità e strategia. Fatto puramente emotivo. Nella definizione di menzogna proposta da Ekman (2009) e ripresa da Anolli, quale elemento la distingue dall'errore involontario?. Il numero di persone coinvolte nell'atto comunicativo ingannevole. La deliberatezza: la menzogna è sempre intenzionale, non accidentale. La gravità delle conseguenze prodotte nell'interlocutore. Il contenuto proposizionale, che deve riguardare fatti verificabili. Quale comportamento non verbale è un potenziale indizio di menzogna, spesso dovuto al sovraccarico cognitivo?. Sorriso di Duchenne. Gesto emblematico Uso fluido e veloce della parola. Rigidità posturale e controllo eccessivo del corpo. Perché l'osservazione dei segnali non verbali, come la tensione muscolare o l'evitamento dello sguardo, non sono considerate prove certe di menzogna?. Sono segnali universali. Sono sempre intenzionali e manipolati. Sono sempre gesti emblematici. Possono essere manifestazioni di ansia, paura o disagio (difesa emotiva). Il concetto di leakage nella comunicazione menzognera indica: Segnali involontari che sfuggono al controllo del mentitore, rivelando l'emozione autentica. La diffusione della menzogna attraverso reti sociali e media. La strategia di omissione sistematica delle informazioni rilevanti per l'interlocutore. Il costo cognitivo aggiuntivo che la menzogna impone alla memoria del parlante. Un limite comune degli esperti nell'identificazione della menzogna è il rischio di bias cognitivi, come ad esempio: La rigidità del modello prototipico. La conferma delle proprie ipotesi iniziali (bias di conferma). L'attenzione alla sola prosodia. L'uso esclusivo della riformulazione. La metacomunicazione (parlare sul processo comunicativo) è utile nei conflitti o nelle ambiguità perché: Rimuove completamente il rischio di fraintendimento. Genera inevitabilmente un contro-attacco. Sostituisce la necessità di ascolto attivo. Aiuta a interrompere dinamiche disfunzionali e chiarire le cornici interpretative. In un contesto ad alta tensione emotiva, la metacomunicazione ("mi accorgo che ci stiamo scontrando") può: Trasformarsi in pietà. Aiutare a interrompere dinamiche disfunzionali. Alimentare l'escalation del conflitto. Essere interpretata come assenza di empatia. Nella teoria del doppio legame di Bateson, quale condizione è necessaria affinché il paradosso comunicativo produca effetti patologici?. L'impossibilità per il destinatario di uscire dalla relazione né metacomunicando né fuggendo. L'uso esclusivo della comunicazione verbale nei messaggi contraddittori. La consapevolezza del destinatario della natura paradossale del messaggio ricevuto. La presenza di almeno tre partecipanti nella relazione comunicativa. Se un dirigente dice "non ci saranno tagli al personale" ma incrocia le braccia e non guarda negli occhi, l'osservatore dovrebbe dubitare a causa: Dell'uso dei gesti illustratori. Dell'incongruenza tra canale verbale (contenuto) e non verbale (tensione/chiusura). Del significato letterale dell'atto locutorio. Della sua postura eretta. Quale elemento non verbale rende le relazioni digitali più ambigue e difficili da decodificare rispetto a quelle faccia a faccia?. L'assenza di contesto e la natura asincrona delle interazioni. La mancanza di display rules. L'uso dei canali testuali. La presenza di emoticon L'uso dei canali testuali. Il termine "prosumer" è stato coniato per descrivere l'utente dei media digitali che: Utilizza solo la comunicazione sincrona. Ha un ruolo esclusivamente di ricevente. Partecipa alla produzione di significati attraverso pratiche di remix, commento, e condivisione. È un consumatore passivo di contenuti. L'analisi delle incoerenze narrative (versioni rigide, poco dettagliate) è un approccio promettente nell'intervista investigativa perché: Si basa sull'esclusivo uso della prossemica. Rimuove completamente il bias di conferma. Trascura il linguaggio non verbale. Il mentitore deve spendere maggiori risorse cognitive per mantenere una coerenza fittizia. La disconnessione affettiva nei contesti digitali si riferisce alla difficoltà di: Produrre contenuti originali. Stabilire legami autentici e profondi, premiando la quantità di interazioni sulla qualità. Usare la metacomunicazione. Riconoscere i gesti emblematici. La reazione automatica e impulsiva nei contesti digitali è favorita da: La presenza di display rules. Il modello prototipico di significato. L'ascolto attivo e la riflessione. La velocità dell'interazione e la saturazione di stimoli. La divergenza di significato tra due partner (es. "Vorrei più vicinanza") evidenzia che il significato esperito è: Indipendente dal contesto. Sempre basato sul codice linguistico. Un atto illocutorio fisso. Sensibilmente variabile in base alla storia e alle aspettative soggettive. La "competenza semantica relazionale" consiste nella capacità di: Mantenere una comunicazione passiva. Utilizzare il linguaggio in modo dichiarativo. Evitare completamente il conflitto. Cogliere, decifrare e rispecchiare i significati che l'altro costruisce, anche se impliciti. La sintonizzazione semantica tra terapeuta e paziente è considerata una condizione necessaria per: L'uso rigido del modello componenziale. La costruzione di una buona alleanza terapeutica. La decodifica delle microespressioni. L'applicazione delle display rules. Nella prospettiva interazionale, il significato in una conversazione: È determinato unicamente dall'intenzione del parlante. È sempre fisso e predefinito. Coincide con il significato denotativo. Viene negoziato tra i partecipanti all’interazione. Cosa si intende per "sintonizzazione semantica" tra terapeuta e paziente?. La capacità di allinearsi ai significati del paziente, condizione necessaria per una buona alleanza terapeutica. L'adesione a un modello componenziale. La regolazione delle emozioni del paziente. L'uso di un linguaggio tecnico comune. Nella comunicazione umana, il significato di una parola (o enunciato) è in costante tensione tra: Segnale e rumore. Significati stabili/condivisi e significati sfuggenti/dipendenti dal contesto. Prossemica e aptica. Denotazione e sintassi. La tensione tra stabilità e instabilità del significato è intrinseca al linguaggio umano perché: Le microespressioni modificano continuamente la denotazione. Solo i simboli sono stabili, mentre le icone e gli indici sono instabili. Il codice condiviso (stabilità) si scontra con variabili pragmatiche e relazionali (instabilità) che lo rendono unico e situato. Il significato è sempre oggettivo e non negoziabile. Se le categorie concettuali sono organizzate in modo prototipico, la comunicazione richiede sempre un lavoro di: Eliminazione delle microespressioni. Negoziazione e allineamento semantico tra i parlanti. Rigida adesione al significato denotativo. Uso esclusivo di atti dichiarativi. Quale limite del modello componenziale è superato dal modello prototipico?. La capacità di descrivere concetti semplici. La rigidità delle categorie e la difficoltà a definire tutti i concetti con tratti binari. L'assenza di rumore. La natura solo affettiva del significato. La Connotazione di una parola (es. "casa" che evoca calore) si riferisce a: Il significato letterale e oggettivo (denotazione). La sua scomposizione in tratti distintivi. La sua probabilità statistica. La dimensione affettiva, soggettiva e valoriale del significato. Quale concetto sottolinea che il significato non risiede nelle parole, ma nell’uso che se ne fa in un certo contesto, tra certi interlocutori?. Il ruolo del Contesto. Il modello componenziale. L'atto locutorio. L'approccio matematico. Cosa si intende per "campo semantico dinamico"?. La distinzione tra atto locutorio e illocutorio. Una rete di significati potenziali attualizzati o inibiti a seconda del contesto. L'insieme fisso di tratti semantici di una parola. La classificazione degli atti commissivi. Cosa contribuisce all'instabilità del significato oltre alle variabili pragmatiche e relazionali?. Il modello matematico di Shannon. L'eccesso di chiarezza. Il tempo e l'evoluzione culturale e d'uso delle parole. La scarsa ridondanza. Quale modello di significato organizza i concetti attorno a un esemplare tipico (o migliore rappresentante)?. Modello prototipico (Eleanor Rosch). Modello matematico (Shannon). Modello dichiarativo. Modello componenziale. Qual è l'effetto trasformativo della metacomunicazione (parlare sulla comunicazione)?. Previene la risonanza emotiva. Aiuta a riaprire il canale relazionale, chiarire dubbi interpretativi e correggere distorsioni di significato. Rafforza la coerenza narrativa del parlante. Rende il linguaggio sempre univoco. La nozione di significato come "evento dialogico" implica che il senso si co-costruisce: In modo lineare e prevedibile. Nella relazione, fatto di intenzioni, aspettative, contesti e storie. Indipendentemente dalle reazioni dell'ascoltatore. Esclusivamente a livello linguistico (verbale). Cosa si intende per filtri affettivi o modelli relazionali interni nell'ascolto?. L'empatia cognitiva. La coerenza narrativa. La tendenza a interpretare il messaggio attraverso la propria storia, rischiando proiezioni. La capacità di ascolto attivo. Una delle abilità più complesse e potenti del lavoro clinico è: Concentrarsi solo sul contenuto verbale. Tradurre il messaggio nel suo significato letterale. Interpretare il sottotesto senza forzarlo, accogliendolo e validandolo. Eliminare la connotazione emotiva. L’ascolto autentico, in psicologia della comunicazione, va oltre il semplice "capire le parole" per: Seguire rigidamente le display rules. Analizzare la prosodia in modo isolato. Determinare l'esatta denotazione dell'enunciato. Cogliere il sottotesto relazionale, le intenzioni e i posizionamenti reciproci. In un'ottica pragmatica, un'affermazione come “Va bene così” può assumere significati profondamente diversi a seconda di: L'assenza di rumore nel canale di trasmissione. La classificazione componenziale del significato. Tono, postura, relazione tra i parlanti e contesto in cui si inserisce. La sola definizione del vocabolario (denotazione). Secondo la prospettiva costruttivista-discorsiva, il linguaggio: È stabile e univoco, indipendente dal contesto. Non riflette la realtà, ma la plasma e la produce attivamente. È un sistema neutro per la trasmissione di informazioni. È definito unicamente dalla sintassi e dal lessico. Qual è l'implicazione clinica del modello costruttivista-discorsivo?. Raggiungere la precisione sintattica. Evitare la metacomunicazione. Identificare il prototipo emotivo. Il linguaggio è potenzialmente modificabile, permettendo la ri-significazione di eventi e relazioni. Quale modello sostiene che il linguaggio non si limita a descrivere la realtà, ma la plasma e la produce attivamente (es. ristrutturando i significati di sé)?. Modello costruttivista-narrativo. Atto linguistico locutorio. Modello componenziale. Modello matematico. Quale modello di significato sposta l'attenzione sull'effetto globale prodotto dall’enunciato nel contesto comunicativo?. Modello narrativo. Modello composizionale. Modello olistico-funzionale (o pragmatico-relazionale). Modello dei tratti distintivi. La Teoria della Rilevanza (Sperber & Wilson) suggerisce che l'ascoltatore cerca di costruire l'interpretazione: Basata unicamente sulla denotazione. Che massimizza l'ambiguità. Che contraddice le proprie aspettative. Più coerente e meno dispendiosa dal punto di vista cognitivo. Cosa promuove l’educazione mediale per contrastare gli effetti distorsivi della comunicazione?. Il pensiero critico e la decodifica simbolica. La sola alfabetizzazione tecnica. L'aumento del tempo di esposizione. Il ricorso a linguaggi solo verbali. La teoria dell’"agenda setting" indaga come i media influenzino: La stabilità dei significati. Su cosa il pubblico deve riflettere (la selezione dei temi). La capacità di decodifica dei simboli. Cosa il pubblico deve pensare. Secondo Marshall McLuhan, il medium non è solo un veicolo neutro di contenuto, ma: Un set di display rules. Una forma di comunicazione passiva. Un'estensione della mente e una struttura che orienta ciò che è pensabile. Un atto illocutorio dichiarativo. Secondo McLuhan, un medium (es. schermo vs. scrittura) non è mai neutro perché influenza: Solo il significato denotativo. La sola distanza prossemica. Unicamente il codice linguistico. Il ritmo, la temporalità, la percezione del sé e l’ecologia cognitiva. L’interattività dei new media ha ridefinito la comunicazione come: Un processo passivo di ricezione. Unicamente sincrona (tempo reale). Un flusso bidirezionale o reticolare, in cui gli utenti modificano/creano contenuti. Una trasmissione unidirezionale (lineare). La polisemia comunicativa nei social (testo, immagini, emoji, meme) richiede agli utenti una competenza: Esclusivamente tecnica. Elevata competenza semiotica e relazionale (literacy digitale). Priva di intenzionalità. Rigidamente componenziale. Il social network è definito un ambiente ibrido perché è contemporaneamente: Pubblico e privato, intimo e spettacolare, autentico e performativo. Solo sincrono e diretto. Solo regolato da display rules. Solo testuale e verbale. L'identità nei social network è definita come "ibrida" perché gli spazi sono al tempo stesso: Rigidi e flessibili. Sincroni e asincroni. Pubblici e privati, intimi e spettacolari, autentici e performativi. La regia del sé (o performance) sui social network è la costruzione: Unicamente spontanea e inconsapevole. Basata sull'atto locutorio. Sempre autentica e priva di filtri. Strategica e selettiva dell’immagine di sé, coerente con il pubblico di riferimento. Se usati con consapevolezza, i social network possono offrire opportunità per costruire: Comunità basate su logiche affinitarie e interessi condivisi. Contesti privi di dinamiche di potere. Solo comunicazione passivo-aggressiva. Solo relazioni effimere e superficiali. Secondo Zygmunt Bauman, la libertà promessa dai social network rischia di produrre: Un aumento dell'autonomia di giudizio. Una diminuzione del bisogno di approvazione. Maggior controllo sulla propria privacy. Relazioni usa e getta (liquide) e meno legami profondi. La confusione identitaria tra l’“io online” e l’“io reale” e la difficoltà a nominare le proprie emozioni sono manifestazioni di: Competenza semantica relazionale. Analfabetismo emotivo e fluidità identitaria nei contesti digitali. Consapevolezza assertiva. Applicazione rigorosa del modello matematico. La crescente difficoltà a stabilire legami autentici in contesti che premiano la quantità delle interazioni è definita: Feedback assertivo. Agency narrativa. Disconnessione affettiva. Information Overload. L'assenza di contesto e la brevità dei messaggi nei social riducono la possibilità di sviluppare: Stabilità del significato. Information Overload. Empatia, modulazione affettiva e pensiero riflessivo. Segnali emblematici. Quale fenomeno psicologico è amplificato dalla logica comunicativa rapida e performativa dei social, compromettendo l’empatia e la regolazione emotiva?. Plasticità comunicativa. Analfabetismo emotivo. Competenza semantica relazionale. Information overload. Gli algoritmi dei social network tendono a premiare i contenuti più: Coerenti con la prossemica. Riflessivi e verificati. Basati sull'empatia cognitiva. Emozionali, polarizzanti o sensazionalistici. L’accesso pervasivo alla vita altrui (tramite stories, post) nei social può indurre dinamiche ossessive di: Controllo, gelosia, confronto e fragilità identitaria. Sospensione del giudizio. Maggiore autonomia decisionale. Riduzione del bias di conferma. La pressione sociale che spinge alla visibilità permanente e trasforma l’identità in un prodotto da confezionare per il consumo altrui è legata a: Il modello composizionale del significato. La logica del riposo e della moderazione. La funzione illustrativa della CNV. Erosione della privacy e normalizzazione della sovraesposizione. Proteggere la propria intimità nei social, in un contesto di visibilità permanente, può essere percepito come: Un effetto del modello prototipico. Anomalo, ambiguo o sospetto. Un esempio di coerenza narrativa. Un atto di assertività. L’Information Overload (eccesso d’informazione) è un flusso continuo di contenuti che: Riduce l’ansia da aggiornamento continuo. Supera la capacità umana di elaborarli in modo critico e selettivo. Aumenta la qualità delle relazioni. Favorisce il pensiero profondo e strutturato. La percezione della realtà è influenzata dai media perché essi non si limitano a riflettere il mondo, ma: Agiscono solo sul contenuto verbale. Lo modellano, lo selezionano e lo filtrano. Eliminano la necessità di interpretazione. Ne forniscono una rappresentazione oggettiva. Quale dinamica può generare aspettative irrealistiche nei confronti di sé e degli altri, confondendo l'esperienza diretta con la rappresentazione mediatica?. L'ascolto attivo e non giudicante. Il rispetto rigoroso della distanza sociale. L'identificazione emotiva con personaggi e situazioni di fantasia. L'uso esclusivo del linguaggio denotativo. Quando il bisogno di validazione esterna supera quello di autenticità interna, l'individuo online può sentirsi intrappolato in: La sintonizzazione semantica. La libertà di espressione. L'ascolto attivo. Una performance costante. Gli algoritmi dei social che personalizzano i feed creando "bolle cognitive" limitano: L’interattività del dialogo. L’effetto di mera esposizione. L’esposizione alla complessità e rafforzano credenze preesistenti. Il senso di appartenenza. La plasticità comunicativa richiesta nel digitale implica la capacità di: Aumentare l'information overload. Modulare lo stile espressivo in base al contesto e al pubblico, mantenendo coerenza interna. Rispettare sempre e solo le display rules. Eliminare la connotazione affettiva. Una persona può essere assertiva sul lavoro ma passiva in famiglia. Questo dimostra che l'assertività è: Una caratteristica universale. Una abilità sociale complessa e dinamica, non un tratto stabile della personalità. Un tratto innato. Un atto illocutorio. Quale stile comunicativo porta a frustrazione, senso di invisibilità e, nel lungo termine, esplosioni di rabbia accumulata?. Stile dichiarativo. Stile passivo. Stile aggressivo. Stile assertivo. L’assertività è definita come una competenza relazionale che si colloca tra i poli di: Denotazione e connotazione. Icona e simbolo. Locutorio e perlocutorio. Passività e aggressività. Cosa implica la "libertà di espressione" in ambito assertivo?. Capacità di affermare con chiarezza e rispetto ciò che si sente, si pensa, si desidera. Il silenzio strategico come difesa. L'assenza di confini relazionali. La capacità di imporre la propria opinione. Chi ha un'immagine di sé fragile tende a sviluppare quali stili comunicativi disfunzionali?. Contatto assertivo e presenza piena. Libertà di espressione autentica. Passività eccessiva, compiacimento o esplosioni aggressive. Ascolto attivo e riformulazione. Una persona con un’immagine di sé fragile tende a sviluppare stili comunicativi disfunzionali come: Alta libertà di espressione. Flessibilità comunicativa. Passività eccessiva, compiacimento o esplosioni aggressive da frustrazione accumulata. Assertività stabile e coerente. Un feedback ben formulato, in ottica assertiva, deve soddisfare i requisiti di: Universalità, rigidità e passività. Astrazione, ambiguità e negazione. Generalizzazione, immediatezza e giudizio. Chiarezza, rispetto e congruenza (allineamento tra detto e non detto). Quale modello suggerisce che il feedback assertivo si basi su Osservazione, Sentimento, Bisogno e Richiesta?. Teoria Neuroculturale (Ekman). Teoria degli Atti Linguistici (Searle). Comunicazione Non Violenta (Rosenberg). Modello Matematico (Shannon). Quale competenza assertiva permette di distinguere tra fatti e interpretazioni ed evitare generalizzazioni (es. "Sei sempre in ritardo")?. L'uso di atti dichiarativi. Dare un feedback descrittivo e personale (usando "io ho notato", "io sento"). L'adozione di un tono aggressivo. La chiusura in un silenzio strategico. Ricevere un feedback in modo assertivo implica la capacità di: Assorbire la critica in modo passivo. Ascoltare davvero, non reagire d’impulso e non mettersi sulla difensiva. Contro-attaccare immediatamente. Cercare solo conferme positive. L'ascolto attivo è un processo intenzionale che richiede: Piena partecipazione del soggetto e controllo dei propri automatismi cognitivi (giudizi, preparazione di repliche). La totale identificazione con l'altro. L'immediata formulazione di una risposta. Un ascolto passivo e selettivo. Lo strumento della riformulazione nell'ascolto attivo ha un duplice effetto, tra cui: Sostituire il non verbale. Verificare la propria comprensione e far sentire l'altro riconosciuto e valorizzato. Generare ambiguità e fraintendimenti. Imporre il proprio punto di vista. Quale barriera interna ostacola l'ascolto attivo?. Empatia cognitiva. Riformulazione. Coerenza narrativa. Fretta, pregiudizio o bisogno di controllo. Qual è il rischio di un operatore che prova pietà per l'utente, secondo la letteratura?. Rischia il burnout empatico. Alimenta dinamiche di dipendenza e infantilizzazione, non riconoscendo la forza dell'altro. Raggiunge una sintonizzazione semantica. Utilizza uno stile assertivo. L'integrazione equilibrata di empatia cognitiva e affettiva è necessaria per: Evitare sia la freddezza strumentale che il sovraccarico emotivo (identificazione). Favorire l'information overload. Ridurre la complessità semantica. Sostituire il bisogno di assertività. La simpatia si distingue dall'empatia perché: È una competenza puramente cognitiva. Implica una partecipazione emotiva superficiale o l'identificazione con l'emozione altrui. È un atto illocutorio. Permette di comprendere il punto di vista dell'altro. La perdita della capacità di distinguere tra il proprio vissuto e quello dell'interlocutore è chiamata: Empatia. Identificazione. Pietà. Simpatia. La gestione assertiva del conflitto si configura come una forma di "manutenzione delle relazioni" perché: Permette la polarizzazione emotiva. Rende il significato univoco e stabile. Rinforza i legami, chiarisce confini, ruoli e aspettative reciproche. Garantisce che l'emittente abbia sempre ragione. Nel conflitto, la distinzione cruciale per la negoziazione (secondo l'assertività) è tra: Coerenza narrativa e incongruenza. Messaggio in prima persona e messaggio in seconda persona. Posizione (ciò che si chiede) e Bisogno (l'esigenza sottostante). Atto locutorio e atto dichiarativo. L'uso del "messaggio in prima persona" (es. "Io sento", "Io ho bisogno") nel conflitto serve a: Rispettare le display rules. Sostituire completamente l'ascolto attivo. Alimentare la polarizzazione. Esprimere il proprio vissuto senza trasformare il messaggio in un attacco personale. La coerenza relazionale, in ottica rogersiana, è l'allineamento tra: L'aggressività e la passività. Ciò che si prova, ciò che si pensa e ciò che si esprime. L'atto illocutorio e il frame sociale. La denotazione e la prossemica. Il lavoro sull'assertività è un processo trasformativo perché: Rende il sé rigido e coerente. Porta alla risoluzione immediata di tutti i conflitti. Aiuta a riconoscere i propri automatismi e a recuperare il diritto di usare la propria voce in modo più autentico. Permette di controllare le reazioni altrui. La trasformazione del proprio stile comunicativo richiede di smettere di confondere: L'atto illocutorio con l'atto perlocutorio. La prossemica con l'aptica. La denotazione con la connotazione. I propri automatismi (strategie apprese) con la propria identità. La capacità di adattare in modo flessibile il proprio stile comunicativo ai diversi contesti è chiamata: Atto dichiarativo. Coerenza narrativa. Plasticità comunicativa. Rigidità assertiva. Quale abilità è fondamentale per la trasformazione del proprio stile e implica il saper dare un nome alle proprie emozioni, riconoscere aspettative e bisogni non detti?. Ascolto di sé (ascolto interno). Asincronicità. Effetto di mera esposizione. Atto locutorio. |





