PSICOLOGIA DEI GRUPPI E DI COMUNITA da 25 a 36
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Titolo del test:
![]() PSICOLOGIA DEI GRUPPI E DI COMUNITA da 25 a 36 Descrizione: domande chiuse da 25 a 36 |



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01. Le analisi critiche successive dello Stanford Prison Experiment hanno mostrato che: Il ruolo delle norme fu irrilevante. Tutte le guardie mostrarono comportamenti violenti. I prigionieri non subirono conseguenze psicologiche. Non tutte le guardie si comportarono in modo abusivo. 02. Secondo Zimbardo (1969), la deindividuazione porta principalmente a: Maggiore anonimato e autocontrollo percepito. Maggiore attenzione alle norme sociali condivise. Una migliore capacità di ragionamento collettivo. Perdita di autocontrollo e aumento della probabilità di comportamenti antisociali. 03. Lo Stanford Prison Experiment è stato condotto da Haney, Banks e Zimbardo nel: 1991. 1973. 1982. 1959. 04. Lo Stanford Prison Experiment fu interrotto anticipatamente perché: Mancarono i finanziamenti. I risultati non erano statisticamente significativi. I partecipanti rifiutarono di continuare. Emerse un rapido deterioramento psicologico dei partecipanti. 05. Secondo l’interpretazione classica di Zimbardo, i comportamenti abusivi delle guardie erano dovuti principalmente a: Competizione per le risorse. Conflitti interpersonali. Caratteristiche di personalità preesistenti. Deindividuazione e potere della situazione. 06. Lo Stanford Prison Experiment (Zimbardo) è stato criticato perché: Le guardie si sono comportate in modo violento per puro impulso biologico. il comitato etico non aveva dato approvazione per lo studio. I partecipanti non hanno mostrato alcun cambiamento comportamentale. Le guardie sembrano aver agito in linea con aspettative e norme situazionali incoraggiate dagli sperimentatori. 07. Il comportamento antisociale nei gruppi è oggi interpretato come: Dipendente dal contenuto normativo dell’identità di gruppo. Un fenomeno biologico. Un effetto esclusivo della leadership autoritaria. Una reazione automatica all’anonimato. 08. Come si differenzia l’approccio dell’identità sociale rispetto alla teoria classica della deindividuazione?. Afferma che in gruppo gli individui non seguono alcuna norma rilevante. Interpreta l’apparente “perdita del sé” come passaggio dall’identità sociale a quella personale. Sostiene che il comportamento di gruppo è sempre irrazionale. Interpreta l’apparente “perdita del sé” come passaggio dall’identità personale a quella sociale. 09. Il contributo teorico principale dello Stanford Prison Experiment consiste nel mostrare che: I gruppi agiscono sempre in modo irrazionale. Ruoli e norme possono orientare profondamente il comportamento. Le persone sono naturalmente violente. Il comportamento è determinato solo dalla personalità. 01. Un elemento chiave che distingue la violenza collettiva reale da un comportamento caotico è: L’assenza di leadership. La presenza di obiettivi e bersagli specifici. La mancanza di identità condivisa. L’imprevedibilità totale. 02. Lo studio di Reicher (1984) sulla rivolta di St Pauls ha mostrato che la violenza collettiva: Dipendeva solo dalla dimensione della folla. Era completamente irrazionale. Coinvolgeva indiscriminatamente tutti i bersagli. Seguiva norme coerenti con l’identità della folla. 01. Secondo le teorie classiche della deindividuazione, l’anonimato tende a: Aumentare l’autocontrollo individuale. Rafforzare l’identità personale. Eliminare le norme sociali. Ridurre autoconsapevolezza e senso di responsabilità personale. 02. Secondo Lapidot-Lefler e Barak (2012), l’uso di pseudonimi tende a: Favorire l’empatia. Incrementare il livello di aggressività nelle interazioni online. Eliminare le norme sociali. Ridurre il conflitto. 01. Che cosa evidenziano gli studi di Drury sulle emergenze reali?. Che gli individui tendono a isolarsi per proteggersi. Che il panico collettivo è la risposta dominante. Che le regole dei gruppi si dissolvono istantaneamente. Che emerge spontaneamente un’identità comune che favorisce la cooperazione. 02. Per quale motivo l’effetto spettatore può non emergere nelle emergenze violente?. Perché in caso di violenza si attiva un riflesso biologico universale di aiuto. Perché la violenza reale riduce il carico cognitivo dell’interpretazione. Perché gli individui diventano automaticamente più coraggiosi. Perché la presenza di più persone facilita azioni coordinate di contenimento. 03. Perché l’identità comune favorisce il comportamento d’aiuto?. Perché elimina completamente i rischi percepiti. Perché annulla le differenze di età e status. Perché genera solidarietà e facilita la coordinazione delle azioni. Perché aumenta la capacità fisica di soccorrere. 04. Il ruolo delle norme di gruppo nell’effetto spettatore consiste nel fatto che: Agiscono solo in gruppi molto grandi. Non influenzano il comportamento. Eliminano la responsabilità individuale. Possono incoraggiare o inibire l’intervento. 05. Secondo ricerche successive a Darley e Latané, in situazioni di violenza reale: Il comportamento di aiuto scompare. La presenza di altre persone può aumentare la probabilità di intervento. Le persone intervengono sempre meno. L’effetto spettatore è sempre più forte. 06. Quale delle seguenti informazioni è corretta rispetto al caso di Kitty Genovese?. Che la polizia avesse avesse ignorato deliberatamente tutte le chiamate. Che nessuno avesse visto la vittima prima dell'aggressione. Che 38 persone avessero assistito all'aggressione senza intervenire. Che il delitto fosse avvenuto in pieno giorno. 07. Qual conclusione fondamentale emerse dagli studi di Darley e Latanè (1968)?. Lo spettattore medio prova panico incontrollato nelle emergenze. Le emergensze mediche suscitano sempre forte competizione. La semplice presenza di altri spettatori riduce la probabilità di intervento individuale. Le persone intervengono solo quando la vittima è un membro dell'ingroup. 08. Gli studi successivi sull’effetto spettatore hanno mostrato che: L’effetto spettatore non si manifesta in tutte le situazioni allo stesso modo. Il numero di spettatori non ha alcun effetto. La presenza di altri annulla sempre l’aiuto. L’effetto spettatore è universale e inevitabile. 09. Secondo il modello di Nadler, quale forma di aiuto può rafforzare la disuguaglianza intergruppi?. L’aiuto che non produce alcun risultato. L’aiuto neutrale e privo di conseguenze. L’aiuto orientato all’autonomia. L’aiuto orientato alla dipendenza. 01. Nel contesto dello studio di Nier et al. (2001), la salienza di un’identità sovraordinata: Aumenta la competizione intergruppi. Rafforza le differenze etniche. Riduce le divisioni tra gruppi precedentemente distinti. Inibisce il comportamento di aiuto. 02. La nascita di un’identità condivisa in contesto emergenziale favorisce: Il ritiro sociale. La frammentazione del gruppo. Comportamenti di aiuto e cooperazione. La competizione tra individui. 03. La percezione di appartenenza a un ingroup favorisce la solidarietà perché: Riduce la distanza psicologica tra i membri del gruppo. Elimina le norme sociali. Aumenta la competizione interna. Rafforza l’identità personale a scapito di quella sociale. 04. Il comportamento solidale osservato nelle emergenze suggerisce che: Il comportamento è casuale. Le norme di gruppo possono promuovere l’aiuto. Le norme ostacolano sempre l’azione. L’identità sociale è irrilevante. 05. Nel contesto delle emergenze, la solidarietà è favorita quando: Le norme individuali dominano. Non esistono relazioni sociali. Le persone sono completamente anonime. Le persone si percepiscono come parte di un “noi”. 06. Lo studio di Nier e colleghi (2001) ha mostrato che: Rendere saliente una categoria più inclusiva aumenta la solidarietà. Le categorie sociali sono immutabili. L’aiuto diminuisce con l’aumentare delle categorie. Le differenze etniche non possono essere superate. 01. Lo studio di Halabi, Nadler e Dovidio (2011) mostra che ricevere aiuto presuntivo dall’outgroup può: Ridurre l’autostima e il senso di competenza del gruppo che riceve aiuto. Essere percepito come neutro. Aumentare sempre il benessere psicologico. Eliminare le disuguaglianze di status. 02. Secondo la psicologia sociale dei gruppi, l’aiuto all’outgroup: Non è neutro e può riprodurre relazioni di potere. Non ha effetti simbolici. Dipende solo dalla personalità. È sempre moralmente positivo. 03. Gli studi di van Leeuwen e Tauber (2011; 2012) suggeriscono che l’aiuto all’outgroup può: Essere sempre disinteressato. Eliminare automaticamente i conflitti intergruppi. Ridurre la salienza delle identità sociali. Servire a contrastare stereotipi negativi sul proprio gruppo. 01. Quale delle seguenti affermazioni è coerente con i risultati di Robbers’ Cave?. L'identità sociale non emerge in assenza di una competizione strutturata. I cambiamenti osservati sono spiegabili da differenze di personalità preesistenti. Il favoritismo intragruppo permane invariato anche in condizioni cooperative. L’interdipendenza positiva riduce rapidamente ostilità e stereotipi. 02. Nel modello del contenuto degli stereotipi, da cosa dipende principalmente la percezione di competenza?. Dallo status sociale attribuito al gruppo. Dalla somiglianza culturale. Dal genere e dall'età della persona soggetta a stereotipo. Dalla simpatia personale. 03. Quale ricompensa venne utilizzata nella fase competitiva degli studi di Robbers’ Cave?. Punti simbolici senza valore concreto. Premi simbolici per il gruppo vincitore. Premi materiali condivisi dal gruppo vincitore. Ricompense monetarie individuali uguali per tutti. 04. Che cosa si osserva nel passaggio dalla fase 2 alla fase 3 dell’esperimento dei campi estivi di Sherif?. Una drastica riduzione delle ostilità dovuta all’introduzione di obiettivi sovraordinati. Una polarizzazione ancora maggiore verso l’ingroup. Una riduzione della motivazione a cooperare. Un consolidamento delle norme aggressive del gruppo. 05. Secondo Tajfel (1981), quale funzione sociale degli stereotipi contribuisce al mantenimento delle relazioni di potere?. Promuovere automaticamente l’uguaglianza. Ridurre lo status dell’ingroup. Giustificare le azioni dell’outgroup verso l’ingroup. Giustificare le azioni dell’ingroup verso l’outgroup. 06. Cosa dimostrano le ostilità spontanee tra i gruppi nella prima fase del terzo esperimento dei Campi estivi di Sherif?. Che i gruppi non avevano bisogno di norme interne per definire l’outgroup. Che i gruppi percepivano già un conflitto materiale concreto. Che i ragazzi avevano tratti di personalità aggressivi già prima dell’esperimento. Che l’identità sociale è intrinsecamente relazionale e emerge prima della competizione reale. 07. Quale delle seguenti descrive correttamente la visione di Sherif sulla natura umana?. I gruppi generano sempre conflitto anche senza condizioni materiali. Il comportamento intergruppi deriva dalla biologia evolutiva. I conflitti derivano esclusivamente da percezioni individuali distorte. Nessuna risposta è corretta. 08. La teoria dell'immagine (Alexander, Brewer e Hermann, 1999) postula che ci sono tre dimensioni lungo le quali le relazioni con un outgroup possono variare: dominanza, potere, status. Nessuna risposta è corretta. competizione, potere, empatia. competizione, potere, status. 09. Quale intervento risultò inefficace nel ridurre il conflitto intergruppi negli studi di Robbers’ Cave?. Il semplice contatto sociale non strutturato tra i gruppi. La cooperazione su obiettivi sovraordinati. La condivisione di risorse comuni. L'inserimento di momenti di aggregazione condivisi tra i due gruppi. 01. Un individuo sostiene che le disuguaglianze economiche sono “naturali” perché alcune persone sono semplicemente più meritevoli di altre. Questo esempio illustra: Una norma di equità distributiva. Un meccanismo di dissonanza cognitiva. Un mito di legittimazione. Un pregiudizio basato sulla minaccia realistica. 02. Quale affermazione sulla deumanizzazione è falsa?. Può essere misurata sperimentalmente. È influenzata dal contesto sociale. È legata a stereotipi ed emozioni. Nessuna delle risposte è corretta. 03. Una teoria alternativa a quella della giustificazione del sistema che promuove la stabilità e del mantenimento dell'oppressione è quella proposta da: Teoria dell'identità sociale. Teoria della deprivazione relativa. Teoria del conflitto intergruppo. Teoria della dominanza sociale. 04. Quale emozione è frequentemente associata alla deumanizzazione nei dati neuroscientifici?. Disgusto. Tristezza. Gioia. Sorpresa. 05. Quale funzione svolgono le metafore animali nei processi di deumanizzazione?. Rendono l’outgroup più innocuo. Favoriscono l’identificazione reciproca. Ridimensionano le differenze tra gruppi. Trasmettono disgusto e giustificano l’eliminazione dell’outgroup. 06. Tendenza a percepire le ingiustizie o le disuguaglianze come legittime, naturali o inevitabili, anche quando generano svantaggi per se stessi o per il proprio gruppo. Quale definizione si riferisce a quale costrutto psicologico?. Dissonanza cognitiva. Bias di omogeneità dell'outgroup. Giustificazione del sistema. nessuna delle risposte fornite. 07. A cosa serve la scala dell’evoluzione umana utilizzata negli studi sulla deumanizzazione?. Valutare il quoziente intellettivo dei partecipanti. Analizzare le differenze culturali. Misurare l’empatia individuale. Misurare quanto un gruppo viene percepito come meno umano. 08. Quale affermazione sulla deumanizzazione è corretta?. Riguarda solo gruppi estremisti. È un fenomeno raro e individuale. È sempre intenzionale e consapevole. Può manifestarsi in forme esplicite e implicite. 09. Quale area cerebrale mostra ridotta attivazione quando i partecipanti osservano gruppi fortemente stigmatizzati secondo Harris e Fiske (2006)?. Amigdala. Corteccia prefrontale mediale. Corteccia visiva primaria. Ippocampo. 01. Quale dei seguenti esempi rappresenta correttamente il “cambiamento della dimensione del confronto”?. Un individuo lascia il proprio gruppo per unirsi all’outgroup con status più elevato. Un gruppo in conflitto smette di confrontarsi e adotta una nuova identità sovraordinata. Un gruppo di basso status imita i comportamenti dell’outgroup dominante per essere accettato. Un gruppo povero sostiene di essere più felice e più morale dell’outgroup ricco, affermando che questi aspetti sono più importanti della ricchezza. 02. Cosa caratterizza la strategia della creatività sociale?. La ridefinizione simbolica del confronto tra gruppi. La negazione delle differenze intergruppi. L’uscita fisica dal gruppo di appartenenza. L’uso della violenza per cambiare lo status. 03. Quale ruolo svolge la percezione di ingiustizia nei processi di cambiamento sociale?. Aumenta l’accettazione dello status quo. Favorisce la mobilità individuale. Riduce la salienza dell’identità sociale. Attiva emozioni collettive orientate all’azione. 04. Quali sono i fattori predittori dell'azione collettiva secondo van Zomeren, Postmes e Spears (2008). Efficacia, identità sociale e ingiustizia percepita. Efficacia, identificazione, delusione. Nessuna delle altre opzioni. Efficacia politica, identificazione, deprivazione relativa. 05. Qual è l’obiettivo principale della competizione sociale?. Ridurre l’identificazione con il gruppo. Evitare il conflitto intergruppi. Migliorare il benessere individuale. Modificare i rapporti di potere tra gruppi. 06. Quale relazione esiste tra identificazione di gruppo e rabbia collettiva?. Una forte identificazione rende più probabile la rabbia condivisa. La rabbia emerge solo a livello individuale. L’identificazione riduce le emozioni negative. Non esiste relazione tra i due processi. 07. Che cosa descrive il fenomeno dell'ape regina secondo Ellemers e colleghi?. Un insieme di strategie collettive attraverso cui le donne eliminano le disuguaglianze di genere. La tendenza delle donne ad assumere ruoli di leadership collaborativi nei contesti professionali. La difficoltà delle donne a progredire in ambienti dominati dalle donne stesse. La tendenza di alcune donne a prendere le distanze dalle altre donne e ad adottare comportamenti più maschili per avere successo in professioni dominate dagli uomini. 02. Quale condizione favorisce la costruzione di alleanze tra gruppi privilegiati e svantaggiati?. La riduzione della salienza identitaria. La negazione delle differenze di status. La condivisione di un’identità morale sovraordinata. La competizione per risorse materiali. 03. Perché i gruppi privilegiati tendono a difendere lo status quo?. Perché temono sanzioni legali e economiche. Perché ignorano completamente l’esistenza delle disuguaglianze. Perché lo status quo è percepito come legittimo e coerente con la propria identità morale. Perché sono sempre consapevoli dei propri privilegi. |




