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Psicologia clinica della disabilitá NIMBI 40-48

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Titolo del test:
Psicologia clinica della disabilitá NIMBI 40-48

Descrizione:
Psicologia clinica della disabilitá NIMBI 40-48

Data di creazione: 2026/06/07

Categoria: Altri

Numero di domande: 37

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Contenuto:

Qual è un fattore protettivo secondo il Minority Stress Model?. Supporto sociale e identità positiva. Stress da esposizione. Isolamento protettivo. Evitamento sociale.

Secondo Goffman, cosa rappresenta lo stigma?. Un segno sociale negativo che porta alla svalutazione dell’individuo. Un’emozione soggettiva. Un’etichetta clinica negativa usata in ambito di salute. Un atteggiamento non inclusivo verso le persone LGBTQIA+.

Quale tipo di stigma comporta atteggiamenti discriminatori da parte della collettività?. Stigma pubblico. Stigma interiorizzato. Stigma familiare. Stigma professionale.

Cosa si intende per 'courtesy stigma'?. Lo stigma che colpisce le persone vicine alla persona con disabilità. Un tipo di pregiudizio positivo. Lo stigma istituzionale che avviene nelle aule di tribunale. Una forma gentile di discriminazione.

Il modello del minority stress evidenzia che lo stress delle minoranze è causato da: Condizioni sociali avverse e discriminazione. Scarsa autostima ereditata dalla famiglia d'origine. Fattori genetici e biologici. Eccesso di stimoli cognitivi in età infantile.

Qual è una barriera all’inclusione?. Visioni medicalizzate della disabilità. Coinvolgimento delle famiglie. Progettazione condivisa. Eccessiva flessibilità educativa.

. Cosa si intende per ‘laboratori esperienziali’?. Spazi di espressione e socialità come teatro, sport o arte. Sostegno alla classe per persone con disabilità. Attività psicoterapiche di gruppo. Progetti di inserimento lavorativo.

Come può la comunità contribuire all’inclusione?. Attraverso reti, risorse locali e spazi accessibili. Tramite diagnosi e certificazioni più veloci. Con programmi ospedalieri intensivi. Dando maggiore potere alle ASL sulle delibere sanitarie.

. Qual è uno degli effetti della partecipazione sulla salute mentale?. Maggiore autostima. Maggiori livelli di ansia e depressione. Riduzione della consapevolezza. Incremento della dipendenza dai servizi.

Qual è la differenza tra integrazione e inclusione?. L’integrazione adatta l’individuo al contesto, l’inclusione adatta il contesto all’individuo. Sono sinonimi usati in ambiti diversi. L’inclusione riguarda la scuola, l’integrazione il lavoro. L’inclusione è un concetto medico, l’integrazione è psicosociale.

Cosa significa partecipazione secondo l’ICF?. Essere attivamente coinvolti e riconosciuti in una situazione di vita. Essere presenti fisicamente nelle attività. Raggiungere l’autonomia funzionale. Avere un piano educativo personalizzato.

Cos'è l'immagine corporea?. La rappresentazione mentale ed emotiva del proprio corpo. La visione altrui del corpo. Un test psicologico sul corpo. La diagnosi medica della condizione corporea.

Quale non è un aspetto dell'immagine corporea?. Aspetto linguistico. Aspetto comportamentale. Aspetto emotivo. Aspetto percettivo.

Cosa si intende per sguardo 'oggettivante'?. Ridurre la persona alla condizione fisica. Ignorare la disabilità. Offrire uno sguardo empatico. Guardare la persona con affetto.

Qual è uno degli effetti dei tabù sulla sessualità?. Confusione e vergogna sul corpo. Maggiore desiderabilità sociale. Aumento della consapevolezza e della protezione. Maggiore autonomia affettiva.

Cosa comporta la rottura dello schema corporeo?. Senso di estraneità, vergogna e frammentazione. Riduzione della sensibilità emotiva. Maggiore forza muscolare. Incremento dell'autostima.

Qual è uno dei compiti dello psicologo clinico rispetto alla sessualità nella disabilità?. Offrire spazi sicuri per esplorare il corpo e il desiderio. Sostituirsi alla famiglia nelle decisioni affettive. Limitarsi alla diagnosi di disfunzioni sessuali. Evitare discussioni sul tema per non urtare la sensibilità.

Cosa afferma l’approccio sex-positive rispetto alla sessualità nella disabilità?. Che la sessualità è un diritto umano universale. Che la sessualità è pericolosa nella disabilità. Che la sessualità è un privilegio per persone senza disabilità. Che è meglio evitare il tema nei percorsi clinici per non far soffrire la persona.

Qual è una delle principali barriere relazionali per le persone con disabilità?. Isolamento sociale e mancanza di esperienze. Formazione precoce sull’affettività. Accesso facilitato a spazi intimi. Supporto eccessivo dei partner.

Cosa rischiano di fare famiglie e operatori, pur volendo proteggere la persona con disabilità?. Ostacolare la crescita relazionale. Ridurre la dipendenza emotiva. Favorire l’autonomia affettiva. Incentivare la scoperta del desiderio.

Quale tra questi è un principio dell’educazione sessuale accessibile?. Adattare linguaggi e strumenti al livello cognitivo della persona. Evitare contenuti sull’intimità. Utilizzare approcci teorici validati. Escludere la partecipazione attiva.

Qual è uno dei fattori di rischio che aumenta la vulnerabilità delle persone con disabilità?. Reti sociali di volontari. Accesso facilitato ai servizi sanitari. Dipendenza da figure di cura. Eccessiva autonomia.

Cosa si intende per intersezionalità?. L’intreccio tra più forme di discriminazione che interagiscono tra loro. La somma di diverse diagnosi mediche. L’integrazione scolastica di più culture. Un approccio terapeutico per la disabilità intellettiva.

Quale situazione riscontrano più spesso le persone con disabilità e identità di genere non conformi?. Doppia esclusione dai servizi e invisibilità. Maggiore supporto da parte della famiglia. Maggiore facilità nel riconoscimento legale. Maggior facilità di accesso a cure mediche.

Cosa può fare lo psicologo in ottica intersezionale?. Usare un linguaggio neutro e creare ambienti sicuri. Focalizzarsi sugli aspetti biologici della persona. Concentrarsi esclusivamente sulla disabilità. Adottare un modello clinico standard per tutti.

Cosa significa approccio clinico culturalmente sensibile?. Accogliere e rispettare credenze e valori della persona. Evitare di parlare di cultura in terapia. Uniformare le cure a modelli europei. Lavorare in seduta con un mediatore culturale.

Cosa significa ‘evitare l’universalismo clinico’?. Rifiutare l’idea che esista un unico modello valido per tutti. Privilegiare i test psicometrici rispetto alla narrazione per evitare bias soggettivi. Standardizzare l’intervento in ogni contesto. Usare solo protocolli clinici riconosciuti.

Perché è importante educare alla privacy e all’intimità?. Per definire i confini personali e ridurre rischi. Per limitare le interazioni. Per impedire l’attività sessuale. Per arginare l’isolamento nel contesto scolastico.

Cosa si intende per consenso nell'educazione sessuale?. Capacità di dire sì o no e riconoscere relazioni sane. Firma legale per il rapporto. Conferma medica all’attività sessuale. Accettazione silenziosa da parte dei caregiver.

Quale tra questi NON è un principio dell’educazione sessuale inclusiva?. Uniformità dei percorsi. Universalità. Accessibilità. Personalizzazione.

Quale tematica rientra nei contenuti dell’educazione affettiva e sessuale inclusiva?. Orientamento affettivo e identità di genere. Storia della medicina sessuale. Sviluppo di un metodo di studio. Educazione civica.

Cosa prevede il principio di accessibilità nell’educazione sessuale inclusiva?. Adattare contenuti e modalità alle capacità cognitive. Fare il percorso a scuola. Evitare temi emotivi. Uniformare tutti i percorsi.

Cosa afferma il modello del supporto al processo decisionale?. Anche le persone con limitazioni cognitive possono partecipare alle decisioni con adeguato supporto. Le decisioni cliniche devono essere delegate ai familiari. Il consenso si applica solo in ambito sanitario. Solo i tutori possono decidere per persone con disabilità cognitive.

. Cosa può fare lo psicologo per promuovere l’autonomia decisionale?. Creare spazi di espressione e rafforzare l’autoefficacia. Sostituirsi alle decisioni della persona. Delegare la comunicazione ai tutori. Proporre obiettivi standardizzati.

. Cosa richiede un'alleanza terapeutica etica?. Fiducia, trasparenza e condivisione degli obiettivi. Neutralità assoluta dell’operatore. Applicazione rigida delle norme deontologiche. Esclusione delle emozioni nella relazione.

Cosa implica la promozione del consenso informato nella pratica clinica?. Un processo etico e partecipativo. Un modulo generico da firmare una sola volta prima dell'inizio dell'intervento. Un documento compilato dai familiari. Una formalità burocratica per fini legali.

Cosa rappresenta l'etica della cura secondo l'approccio di Carol Gilligan?. Un orientamento relazionale basato su empatia, ascolto e responsabilità. Una procedura tecnica per la presa in carico sensibile. Un insieme di norme universali da applicare a tutti i pazienti. Una strategia educativa per i caregiver.

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