Pragmatica e Linguistica testuale, zamponi
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Titolo del test:
![]() Pragmatica e Linguistica testuale, zamponi Descrizione: Lezione dalla 5 alla 30 |



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Cosa sono le lingue speciali propriamente dette?. Forme linguistiche convenzionalizzate, tendenzialmente stabili, non soggette a marcate variazioni individuali e non autonome rispetto alle altre forme in cui una lingua si presenta. Forme linguistiche convenzionalizzate, tendenzialmente stabili, non soggette a marcate variazioni individuali e autonome rispetto alle altre forme in cui una lingua si presenta. Forme linguistiche non convenzionalizzate, tendenzialmente instabili, soggette a marcate variazioni individuali e autonome rispetto alle altre forme linguistiche in uso in una data società. Forme linguistiche non necessariamente convenzionalizzate ma tendenzialmente stabili, soggette a variazioni individuali significative e non autonome rispetto alle altre forme in cui una lingua si presenta. Quale di queste dimensioni non appartene alla variazione sincronica di una lingua?. Diafasica. Diamesica. Dialogica. Diastratica. Come viene detta una varietà linguistica che rafforza il legame tra individui accomunati da condizioni di vita simili e funge anche da strumento di difesa nei confronti della società più ampia?. Tecnoletto. Antilingua. Gergo. Lingua speciale. Che tipo di varietà è/era il giudaico-romanesco?. Diafasica. Diatopica. Diamesica. Diastratica. Come può essere definita una varietà caratterizzata da una serie di corrispondenze lessicali aggiuntive ed usata in corrispondenza a sfere e settori definiti di attività all’interno della società?. Socioletto. Tecnoletto. Basiletto. Idioletto. Quali tra questi tipi di varietà speciali non rientra nella dimensione diafasica della variazione linguistica?. Lingue del mare (dei marinai). Lingue di caccia. Lingue del pandano. Lingue di casta. L'italiano presenta una variazione di tipo diamesico?. si, soprattutto in alcuni periodi storici: italiano letterario (scritto) dialetto (orale). no. Tutte le lingue, in senso scientifico, hanno una forma standard codificata attraverso grammatiche, dizionari e usi ufficiali?. Sì, si tratta di una conditio sine qua non. Nessuna. Quasi tutte. Non tutte. Tra questi quattro criteri quale può essere considerato propriamente «scientifico» per distinguere tra lingua e dialetto?. Standardizzazione. Uso letterario o, comunque, scritto. Riconoscimento sociopolitico. Mutua intelligibilità. Non sono lingue in senso scientifico: Italiano e spagnolo. Inglese e francese. Malese e indonesiano. Sardo e friulano. Un gruppo etnico può scegliere di considerare la propria varietà linguistica come una lingua e ottenere che essa sia riconosciuta come tale dalle istituzioni statali?. Sì, in certi casi. Sì, sempre. Sì, ma solo se la varietà linguistica in questione è scientificamente una lingua. No. Cosa costituiscono una serie di varietà linguistiche in cui la somiglianza linguistica diminuisce progressivamente e, tra le varietà poste agli estremi, vi è una notevole diversità linguistica e inintelligibilità e in cui è possibile individuare gruppi di dialetti sufficientemente distinti da poter essere considerati equivalenti funzionali di lingue distinte all’interno dello stesso gruppo genetico?. Aree dialettali. Complessi dialettali. Famiglie dialettali. Catene dialettali. Cosa costituiscono una serie di varietà linguistiche in cui si ha intelligibilità tra gruppi adiacenti, ma la somiglianza linguistica diminuisce progressivamente e tra le varietà poste agli estremi può esservi una notevole diversità linguistica e un’intelligibilità molto ridotta o assente?. Catene dialettali. Complessi dialettali. Famiglie dialettali. Aree dialettali. L’intelligibilità reciproca è un valido criterio di demarcazione linguistica?. si, ma presenta comunque dei limiti. no. Di cosa non si occupa la pragmatica?. Del linguaggio come forma di agire in una determinata situazione comunicativa e sociale. Della conversazione. Degli effetti provocati dall’uso del linguaggio. Del linguaggio come visione e classificazione della realtà circostante. Secondo Malinowski come deve essere intrapreso lo studio di una lingua?. In una prospettiva diacronica. A partire da testi, siano essi scritti o orali. Insieme allo studio della cultura e dell’ambiente in cui viene utilizzata. Insieme allo studio della psicologia dei parlanti. Secondo Malinowski le lingue servono a: Modificare la realtà. Comunicare pensieri e informazioni e compiere azioni. Comunicare pensieri e informazioni. Comunicare pensieri e informazioni e compiere riti magici. Come vengono definite quelle parole il cui significato può essere determinato solo in relazione al contesto di enunciazione?. Deittici personali. Deittici spazio-temporali. Indessicali. Segni situazionali. Come interpreta Malinowski le formule magiche nel contesto dei “giardini di corallo” delle isole Trobriand?. Descrizioni di una realtà immaginaria. Produzioni che trasmettono, in “modo empatico”, un qualche contenuto. Azioni che cercano di produrre effetti sulla realtà. Accompagnamento tradizionale delle pratiche agricole, senza più alcuna finalità. Cosa fanno le formule magiche per Bronislaw Malinowski?. Descrivono il mondo in modo esoterico. Veicolano contenuti informativi in forma criptica. Agiscono simbolicamente sul mondo come vere e proprie azioni. Evocano il passato e fanno parte di un rito. Quali tra questi filosofi vanno ricordati per aver elaborato una propria concezione della «lingua in azione» intorno agli anni Quaranta del secolo scorso?. John Searle e Ludwig Wittgenstein. John Searle e Paul Grice. John Austin e Ludwig Wittgenstein. John Searle e John Austin. Nella teoria di Austin a quale atto corrisponde il fine che ci si propone nel produrre un enunciato?. Illocutorio. Perlocutorio. Locutorio. Commissivo. Come viene chiamato l’atto di produrre un enunciato dotato di significato?. Locutorio. Illocutorio. Informativo. Perlocutorio. Come viene chiamato l’atto compiuto nell’enunciazione con un’intenzione comunicativa?. Perlocutorio. Assertivo. Locutorio. Illocutorio. Secondo Austin ogni volta che parliamo compiamo simultaneamente tre tipi di atti: Locutorio, commissivo, informativo. Locutorio, illocutorio, perlocutorio. Locutorio, assertivo, direttivo. Locutorio, commissivo, assertivo. In cosa consiste la novità dell’approccio di Austin agli enunciati?. Nella distinzione tra significato, significante e referente. Nella distinzione tra tre tipi fondamentali: dichiarativo, imperativo e interrogativo. Nella distinzione tra enunciato, proposizione e atto linguistico. Nella distinzione tra significato, forza e i effetti. Quanti tipi di azioni possiamo compiere attraverso il linguaggio secondo Wittgenstein?. Potenzialmente infiniti. Molti. Cinque. Tre. Attraverso quale atto linguistico il parlante si impegna a compiere un’azione futura?. Atto direttivo. Atto perlocutivo. Atto assertivo. Atto commissivo. Attraverso quale atto linguistico descriviamo il mondo, formuliamo giudizi e presentiamo come vere determinate informazioni sulla base delle nostre conoscenze e convinzioni?. Atto espressivo. Atto assertivo. Atto perlocutivo. Atto comunicativo. Attraverso quale atto linguistico il parlante manifesta sentimenti, emozioni e atteggiamenti personali?. Atto perlocutivo. Atto comunicativo. Atto espressivo. Atto assertivo. Attraverso quale atto linguistico tentiamo di indurre gli altri a compiere una determinata azione?. Atto commissivo. Atto direttivo. Atto perlocutivo. Atto assertivo. Quale, fra questi atti, non rientra tra i tipi fondamentali di atti illocutori distinti da John Searle?. Atto direttivo. Atto esclamativo. Atto assertivo. Atto commissivo. Quali tra queste non è una caratteristica ricorrente degli enunciati performativi?. Viene utilizzato in verbo come eseguire, compiere o costruire. Viene utilizzato un verbo come promettere, giurare o scusarsi. Il soggetto è in prima persona singolare. l verbo è al presente indicativo. Quale di queste frasi rappresenta un atto perfomativo?. Vorrei che tu chiudessi la porta. Chiudi la porta!. Vado io a chiudere la porta. Ti ordino di chiudere la porta. Quali tra questi verbi sono deittici?. Camminare e correre. Andare e venire. Viaggiare e vagare. Indicare e puntare. I suffissi verbali che esprimono tempo e persona in italiano sono elementi deittici?. Solo i suffissi temporali. Sì. Solo i suffissi personali. No. Da cosa dipende l’interpretazione degli elementi deittici?. Dal modo in cui vengono pronunciati. Dal contesto. Dalle conoscenze di chi ascolta. Dalla sintassi dell’enunciato in cui occorrono. Quale fra questi non è un tipo di deissi?. Testuale. Argomentale. Sociale. Personale. Come vengono chiamati quegli elementi linguistici che indicano il destinatario dell’atto illocutivo?. Allocutivi. Perlocutivi. Locutivi. Illocutivi. Vi sono lingue senza pronomi personali di terza persona?. Sì, ma sono pochissime. Sì, ma se se conoscono solo tre. Sì, non sono poche. No. La distinzione di genere si manifesta nei sistemi pronominali di tutte le lingue del mondo?. No, in nessuna. No, è estremamente rara. Sì. No, in alcune. Cosa non comprende il «noi» esclusivo?. Io + loro. Io + lui. Io + lei. Io + tu. Cosa non comprende il «noi» inclusivo?. Io + tu + lui/lei. Io + lui/lei/loro. Io + tu + loro. Io + tu. Il pronome di prima persona plurale «noi» può essere usato in italiano per indicare la seconda persona singolare?. No. Sì, come forma di rispetto. Sì, per esprimere un atteggiamento di coinvolgimento. Sì, come “pluralis maiestatis”. Nelle lingue con sistemi di dimostrativi complessi si possono avere, tra gli altri, i seguenti punti di riferimento?. Visibilità/non visibilità. Udibilità/non udibilità. Presente/futuro. Presente/passato. In italiano standard contemporaneo i deittici della classe dei dimostrativi richiamano una distinzione tra: Vicino (grado I); lontano (grado II); molto lontano (grado III). Vicino (grado I); lontano (grado II). Vicino al locutore (grado I); vicino al destinatario/ascoltatore (grado II). Vicino al locutore (grado I); vicino al destinatario/ascoltatore (grado II); lontano da entrambi (grado III),. In quale dei seguenti gruppi dialettali vi sono varietà con deittici della classe dei dimostrativi che richiamano una distinzione tra vicino al locutore (grado I), vicino al destinatario/ascoltatore (grado II) e lontano da entrambi (grado III)?. Calabrese. Toscano. Lombardo. Siciliano. A cosa serve la deissi spaziale?. A indicare posizioni nello spazio e la visibilità o non visibilità di qualcosa rispetto a chi parla. A indicare la visibilità o non visibilità di qualcosa rispetto a chi parla. A indicare posizioni nello spazio e nel tempo rispetto a chi parla. A indicare posizioni nello spazio rispetto a chi parla. La deissi temporale sembra avere la stessa base psicologica della deissi spaziale. Ciò significa che gli eventi temporali possono essere considerati come oggetti che si muovono verso il parlante o si allontanano da lui. In italiano e altre lingue occidentali: Gli eventi arrivano al parlante dal futuro. Gli eventi arrivano al parlante dal passato. Gli eventi si allontanano dal parlante verso il futuro. Gli eventi sono sempre nel presente. Quali deittici sono frequenti nei testi?. Nei testi, siano essi scritti o orali, sono frequenti deittici con valore spaziale. Nei testi scritti sono frequenti deittici con valore temporale mentre nei testi orali sono frequenti deittici con valore spaziale. Nei testi scritti sono frequenti deittici con valore spaziale mentre nei testi orali sono frequenti deittici con valore temporale. Nei testi, siano essi scritti o orali, sono frequenti deittici con valore temporale. Quale di questi enunciati tiene conto del “paradossi di Calvet”?. Oggi, domani per chi legge ... Ieri, oggi per che legge ... Ieri, ossia soltanto un giorno fa …. La scorsa settimana, il 6 dicembre …. Attraverso quali elementi l’espressione della deissi sociale si manifesta tipicamente in italiano?. Forme lessicali con lo stesso significato denotativo ma con diversa connotazione di status. Particelle e onorifici. Morfologia e sintassi. Forme pronominali allocutive e onorifici. Quale di queste non è una ricorrente caratteristica linguistica legata al genere sessuale di chi parla?. La lunghezza media delle parole. La selezione di differenti regole sintattiche. L’uso di morfemi grammaticali. La realizzazione di determinati fonemi. Cos’è, in linguistica, un referente?. Il quantum di contenuto conoscitivo veicolato da un segno. L’oggetto extralinguistico a cui fa riferimento un segno. Il parlante nell’atto di riferire una data situazione. Il significante di un segno. Oltre alle asserzioni, ossia descrizioni della realtà, esistono altri usi del linguaggio?. No. Sì, esiste un altro uso principale. Sì, ma pochi. Sì, esistono molti altri usi. Cos’è la cortesia non comunicativa?. Comprende azioni che non richiedono l’uso del linguaggio come, ad es., cedere il posto a una persona anziana sull’autobus. Accompagna le parole con elementi della voce come, ad es., parlare a bassa voce con il vicino a teatro. Accompagna le parole con espressioni facciali particolari. Accompagna le parole con gesti come, ad es., salutare dicendo «Buongiorno» mentre si tocca il cappello. Che tipo di comunicazione è quella definita «fàtica»?. Quella che accompagna le parole con gesti o elementi della voce. Quella che avviene in un gruppo molto ristretto (di età, occupazione ecc.). Quella che serve a mantenere o verificare il contatto tra le persone che partecipano a una conversazione. Quella che rispetta le regole dell’etichetta conversazionale. Cos’è il Principio di Cooperazione di Grice?. È la collaborazione che si instaura tra parlante e interlocutore ai fini della costruzione di un discorso che rispetta le regole della cortesia. È la collaborazione che si instaura tra parlante e interlocutore ai fini della costruzione di un discorso efficace. È la collaborazione che si instaura tra parlante e interlocutore affinché entrambi condividano le stesse opinioni e intenzioni comunicative. È la collaborazione che evita che possono due interlocutori possano essere in completo disaccordo sul contenuto di ciò che stanno dicendo. Cosa non comprendono le “Massime Conversazionali” di Grice?. Relazione. Cortesia. Quantità. Modo. Qual è la differenza tra cortesia paralinguistica e non paralinguistica?. Paralinguistica → attraverso regole dell’etichetta conversazionale; non paralinguistica → senza il rispetto di regole dell’etichetta conversazionale condivise. Paralinguistica → attraverso gesti ed elementi della voce; non paralinguistica → solo attraverso gesti. Paralinguistica → attraverso gesti ed elementi della voce; non paralinguistica → attraverso espressioni cortesi. Paralinguistica → solo attraverso gesti; non paralinguistica → attraverso gesti ed elementi della voce. La cortesia linguistica riflette gli standard sociali su ciò che è considerato un comportamento corretto?. A volte, a discrezione di chi partecipa a un evento comunicativo. No, riflette comportamenti universali innati. No, riflette gli standard individuali su ciò che è considerato un comportamento corretto. Sì, sempre. Quale di questi non è principio fondamentale della cortesia linguistica formulato da Lakoff?. Distanza (Distance). Cameratismo (Camaraderie). Deferenza (Deference). Formalità (Formality). Cos’è il principio della formalità formulato da Lakoff?. Mostrare simpatia e far sentire a proprio agio l’interlocutore. Non imporre la propria presenza o invadere lo spazio dell’altro. Lasciare libertà di scelta all’interlocutore. Rendere esplicito il proprio punto di vista per evitare ambiguità. Secondo Leech alcuni atti linguistici (come le offerte) sarebbero intrinsecamente cortesi mentre altri (come gli ordini) intrinsecamente scortesi. Di che tipo di cortesia stiamo parlando (usando il termine di Leech)?. Assoluta. Contestuale. Intrinseca. Relativa. Quale, fra queste, non rientra tra le sei massime in cui è articolato il Principio di Cortesia di Leech?. Approvazione (approbation). Sincerità (sincerity). Tatto (tact). Generosità (generosity). Che tipo di formula di cortesia è “Grazie, grazie, grazie”?. Frasale. Costruzione polirematica astratta. Costruzione parzialmente specificata. Costruzione polirematica specificata. Qual è il fine della cortesia positiva?. Stabilire distanza e formalità e rispettare l’autonomia dell’interlocutore. Mettere a proprio agio l’interlocutore e ascoltarlo mostrando interesse. Utilizzare un’espressione facciale positiva per comunicare cordialità e disponibilità nei confronti dell’interlocutore. Creare vicinanza, approvazione e senso di appartenenza al gruppo. Quale delle seguenti formule di cortesia non è utilizzata in italiano?. Singole forme di cortesia. Formule di cortesia indirette. Catene di formule di cortesia. Conversazioni cortesi. Cos’è la «faccia» nella teoria della cortesia linguistica elaborata da Penelope Brown e Stephen Levinson?. Il desiderio di evitare qualsiasi conflitto tra parlante e interlocutore. Il desiderio di proteggere l’immagine dell’interlocutore. Il desiderio di proteggere la propria immagine. Il desiderio di proteggere la propria immagine e quella dell’interlocutore. Cos’è la «faccia positiva» nella teoria della cortesia linguistica elaborata da Penelope Brown e Stephen Levinson?. La necessità, in una conversazione, di apprezzare, approvare e considerare interessante l’interlocutore. L’atto di simulare, in una conversazione, apprezzamento, approvazione e interesse nei confronti dell’interlocutore. Il desiderio di essere apprezzati, approvati e considerati desiderabili dagli altri. L’espressione del volto che manifesta apprezzamento, approvazione e interesse nei confronti dell’interlocutore. Cos’è la «faccia negativa» nella teoria della cortesia linguistica elaborata da Penelope Brown e Stephen Levinson?. L’atto di simulare, in una conversazione, apprezzamento, approvazione e interesse nei confronti dell’interlocutore. La mancanza di apprezzamento, approvazione e interesse nei confronti di chi parla da parte dell’interlocutore. Il desiderio di non essere ostacolati o limitati dagli altri, cioè di agire liberamente senza imposizioni. L’espressione del volto che manifesta scarso apprezzamento, disapprovazione o disinteresse nei confronti dell’interlocutore. Cosa minacciano richieste, ordini e consigli?. La «faccia» positiva. La «faccia» positiva o quella negativa, a seconda del tipo di richiesta, ordine o consiglio. La «faccia» in generale. La «faccia» negativa. Quali sono le variabili introdotte da Penelope Brown e Stephen Levinson per valutare il livello di cortesia necessario in una determinata situazione comunicativa?. Età, genere e grado di formalità della situazione comunicativa. Distanza sociale, rapporto di potere e grado di imposizione dell’atto. Genere, distanza sociale e rapporto di potere. Età, distanza sociale e grado di imposizione dell’atto. Che cosa esprime chi scrive (persona singola) una frase del tipo «Nel presente articolo esamineremo…» usando la prima persona plurale?. Coinvolgimento del lettore. Umiltà e non autoreferenzialità. La volontà di presentarsi come parte di una comunità scientifica. Prestigio scientifico o ruolo istituzionale. Che cosa permette di formulare il condizionale nella prospettiva dell’espressione della cortesia linguistica?. Opinioni personali in modo prudente. Opinioni o affermazioni presentandole come non vere. Richieste, opinioni o affermazioni in modo poco diretto. Informazioni non del tutto certe. Che cosa permette di formulare il congiuntivo nella prospettiva dell’espressione della cortesia linguistica?. Opinioni o affermazioni presentandole come non vere. Ordini e richieste in modo mitigato. Informazioni non del tutto certe. Opinioni personali in modo prudente. Che cosa permette di formulare il condizionale nella prospettiva dell’espressione della cortesia linguistica?. Richieste, opinioni o affermazioni in modo poco diretto. Opinioni o affermazioni presentandole come non vere. Informazioni non del tutto certe. Opinioni personali in modo prudente. Che cosa esprime il «diminutivum modestum»?. Il ridimensionamento di affermazioni e richieste. L’affermazione di uno status inferiore del parlante rispetto all’interlocutore. Tenerezza, familiarità e responsabilità limitata di quanto viene detto. Umiltà e misuratezza. Tra i principali strumenti della cortesia nella lingua italiana non rientrano: Allocutuvi. Verbi. Alterati. Diminutivi. Cosa riguarda il principio di coesione applicato a un testo?. L’unità di significato del testo. I collegamenti formali tra le parti del testo. I meccanismi di coordinazione (paratassi). Le relazioni che un testo intrattiene con altri testi. Cosa riguarda il principio di coerenza applicato a un testo?. La correttezza grammaticale delle singole parti del testo. Le relazioni che un testo intrattiene con altri testi. L’unità di significato del testo. I collegamenti formali tra le parti del testo. Quale fra questi fenomeni non assicura il collegamento (coesione) tra le parti del testo?. Ellissi. Deissi temporale. Catafora. Anafora. A cosa si riferisce il concetto di implicatura di Paul Grice?. Al significato esplicito che il parlante attribuisce a una proposizione. Alla cooperazione tra parlante e interlocutore ai fini di una migliore comprensione. Al significato implicito che il destinatario ricava sulla base di alcune convenzioni. Alla verità di una proposizione. A cosa si riferisce il principio dell’efficienza applicato alla comunicazione testuale?. Alla capacità del testo di attirare l’attenzione, essere ricordato e raggiungere il proprio scopo comunicativo. All’adeguatezza del linguaggio, dei contenuti e dello stile rispetto al contesto e al destinatario. Alla quantità di informazioni contenute nel testo rispetto alla sua lunghezza. Allo sforzo richiesto per produrre e comprendere il testo. A cosa si riferisce il principio dell’efficacia applicato alla comunicazione testuale?. Allo sforzo richiesto per produrre e comprendere il testo. All’adeguatezza del linguaggio, dei contenuti e dello stile rispetto al contesto e al destinatario. Alla capacità del testo di attirare l’attenzione, essere ricordato e raggiungere il proprio scopo comunicativo. Alla quantità di informazioni contenute nel testo rispetto alla sua lunghezza. Qual è la differenza tra “coesione” e “coerenza” con riferimento al testo?. La coesione riguarda il significato complessivo del testo mentre la coerenza riguarda i rapporti grammaticali tra le frasi. La coesione riguarda l’organizzazione complessiva del significato mentre la coerenza riguarda i collegamenti espliciti presenti nel testo. La coesione riguarda i collegamenti espliciti presenti nel testo mentre la coerenza riguarda l’organizzazione complessiva del significato. La coesione riguarda la struttura sintattica del testo mentre la coerenza riguarda la correttezza grammaticale delle singole frasi. Da cosa nasce il senso del testo secondo gli autori più recenti?. Dall’intenzione comunicativa dell’autore e dalla corretta decodifica del messaggio da parte del destinatario. Dalla struttura interna del testo e dalla disposizione logica delle informazioni. Dall’interazione continua tra autore e contesto e al suo ancoraggio al circostante. Dall’interazione continua tra autore e destinatario e dal progressivo allineamento dei loro universi di discorso. In quale contesto culturale troviamo l’idea del testo come collana e come giardino?. Greco. Germanico. Arabo-islamico. Cinese. Qual è la metafora prevalente nella terminologia grammaticale greca?. Architettonica. Tessile. Corpo vivente. Spazio coltivato. Per l’insieme di un ragionamento o racconto con Quintiliano si afferma l’uso metaforico della parola textus ‘tessuto’, participio passato di texere. Le vengono in mente altre metafore (ad esempio tessili, anatomiche o architettoniche) collegate al testo presenti in italiano?. Intessere un discorso, Trama di un testo - Corpo di un testo, Cuore del discorso - Costruire un discorso, Architettura di un testo. Altro. Quali oggetti concreti o pratiche fungono da modelli privilegiati per concepire realtà astratte come il testo e il discorso in contesti eurasiatici?. Collana di Perle, Filo, Corso d'acqua. Altro. Quali tra questi elementi linguistici non possono svolgere la funzione di ripresa anaforica di un antecedente?. Pronomi. Sintagmi nominali definiti. Sostantivi. Aggettivi. Perché l’anafora è un tema centrale della ricerca linguistica e un oggetto di crescente interesse per filosofi, psicologi e studiosi delle scienze cognitive?. Perché rappresenta un importante banco di prova per ipotesi concorrenti riguardanti il rapporto tra sintassi, semantica e pragmatica. Perché rappresenta un importante banco di prova per ipotesi concorrenti riguardanti il rapporto tra lingua, pensiero e pragmatica. Perché rappresenta un importante banco di prova per ipotesi concorrenti riguardanti il rapporto tra morfologia e abilità testuali ed estetiche. Perché rappresenta un importante banco di prova per ipotesi concorrenti riguardanti il rapporto tra memoria, attenzione e comprensione linguistica. «Ho comprato una rosa. Il fiore era molto profumato». Rispetto all’antecedente «rosa», «fiore» è: Un sinonimo. Un iponimo. Un iperonimo. Un eponimo. In quale di queste frasi si osserva il fenomeno della catafora?. Grazia legge un giornale mentre Angela un bel libro. Non ripeto più che hai vinto tu. Te lo ripeto ancora una volta: hai vinto!. Anna è andata via? Non la vedo più. Cos’è l’anafora?. Un procedimento di rinvio, all’interno di uno stesso testo, ad altro elemento che non è ancora comparso. Un procedimento di rinvio, all’interno di uno stesso testo, ad altro elemento che è già comparso. La ripetizione in una frase dell’ultimo elemento della frase che precede. Un procedimento di rinvio a un elemento esterno al testo condiviso dal parlante e dall’interlocutore. L'Ellissi può essere considerata una manifestazione dell'Anafora?. No, mai. In molti casi. Si, ma solo quando l'elemento omesso è facilmente ricostituibile dal contesto situazionale. Si, sempre. In cosa non può consistere la ripresa anaforica di un sintagma nominale?. Elemento zero (ellissi). Un pronome. Un aggettivo. Un altro sintagma nominale. In cosa consiste la ripresa anaforica di un verbo?. Un altro verbo. Una frase. Un sintagma verbale. Elemento zero (ellissi). Cosa può permettere di distinguere chiaramente due catene anaforiche che si intrecciano in lingua italiana?. Il diverso numero grammaticale dell’attacco. La diversa funzione sintattica dell’attacco. Il diverso grado di animatezza dell’attacco. Il diverso genere grammaticale dell’attacco. Dal punto di vista sintattico, quanti tipi di anafora ci sono?. Anafora del sintagma nominale, anafora del nome, anafora verbale. Altro. |




