linguistica italianaAI✦
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Titolo del test:
![]() linguistica italiana Descrizione: lezioni 73_81 |



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L'Indovinello Veronese: È un testo che presenta una patina volgare solo a un livello superficiale. È il primo documento del volgare italiano. È il primo documento del volgare veronese. È un testo latino risalente all’VIII secolo. Il Graffito della Catacomba di Commodilla: si trova a Viterbo e risale al IX secolo d.C. si trova a Viterbo e risale all’VIII secolo d.C. si trova a Roma e risale all’VIII secolo d.C. sii trova a Roma e risale al IX secolo d.C. Tra le più antiche testimonianze letterarie profane in volgare italiano si annoverano: il Ritmo bellunese e l’iscrizione nella basilica inferiore di S. Clemente. il Ritmo laurenziano e il Ritmo cassinese. il Ritmo laurenziano e l’iscrizione della tomba di Giratto. il Ritmo bellunese e la canzone «Quando eu stava en le tu cadhene». Nella frase del Placito di Capua «kelle terre, [...] trenta anni le possette» si ha un caso di: dislocazione a sinistra. dislocazione a destra. tema libero. anteposizione contrastiva. La forma «a bboce» del Graffito della Catacomba di Commodilla si presenta come un caso di: betacismo. betacismo e assimilazione del neutro pl. in «-a» alla declinazione femminile. raddoppiamento fonosintattico. betacismo e raddoppiamento fonosintattico. La veste linguistica originale di «Pir meu cori alligrari» di Stefano Protonotaro ci è stata conservata: dal «libro siciliano» composto da Gianmaria Barbieri. da un trattato cinquecentesco di Gianmaria Barbieri. da uno dei tre grandi canzonieri duecenteschi P, L e V. da un manoscritto copiato nell’Italia settentrionale. I poeti «siculo-toscani» usarono: il siciliano letterario. il siciliano letterario e il provenzale. una lingua di base toscana in cui convivono sicilianismi, provenzalismi ed elementi locali. una lingua di base fiorentina in cui convivono sicilianismi, provenzalismi ed elementi locali. Lo stile di Guittone d’Arezzo: è sciatto e trascurato fino a divenire banale. si rifà alla tradizione siciliana. è ispirato alla semplicità e alla cantabilità. si rifà alla tradizione provenzale del «trobar clus». I poeti della scuola siciliana scrissero: nel siciliano di Palermo, la sede della corte di Federico II. in un volgare genericamente meridionale. in una lingua recante una patina grafico-linguistica già toscanizzata. in un siciliano illustre, privo di tratti dialettali locali. I poeti della Scuola poetica siciliana: imitarono la poesia trobadorica, ma scrissero in volgare siciliano. imitarono la poesia trobadorica, ma scrissero in toscano. imitarono la poesia trobadorica e usarono la lingua d’oc. imitarono la poesia trobadorica e usarono la lingua francese. Quale di queste affermazioni è falsa?. in siciliano le vocali latine ĕ (e breve) e ŏ (o breve) evolvono rispettivamente in /e/ e /o/. il sistema fonologico del siciliano ha tre vocali atone. ill sistema fonologico del siciliano ha cinque vocali toniche. in siciliano le vocali latine ĕ (e breve) e ŏ (o breve) non dittongano. Il vero protagonista della svolta stilnovistica fu: Dante Alighieri. Guido Cavalcanti. Guido Guinizzelli. Bonagiunta Orbicciani da Lucca. La definizione di «dolce stil novo» viene formulata da Dante: nel «Convivio». nella «Vita nova». nel «De vulgari eloquentia». nel «Purgatorio». Quale di questi elementi caratterizza la lingua di «Tanto gentile e tanto onesta pare» di Dante Alighieri?. l’abbondanza di sicilianismi. il ricorso al linguaggio della filosofia e della medicina del tempo. l’abbondanza di provenzalismi. il ricorso a numerosi latinismi. Quale di queste caratteristiche non appare tipica della prosa delle origini?. polisindeto. abbondanza di sicilianismi. paratassi. ricchezza lessicale. La «Vita nova» di Dante: è un romanzo autobiografico in versi. è un trattato in prosa, contenente al suo interno testi poetici. è una raccolta di rime introdotte e seguite da parti in prosa. è un canzoniere di rime amorose. Il «Convivio» di Dante: è un trattato in latino che fu scritto nei primi anni dell’esilio. è un trattato in latino che fu scritto poco prima dell’esilio. è un trattato in volgare che fu scritto nei primi anni dell’esilio. è un trattato in volgare che fu scritto poco prima dell’esilio. La lingua della «Commedia» di Dante: è il «volgare illustre» teorizzato nel «De vulgari eloquentia». è un idioma artificiale, in cui si mescolano diverse varietà. è basata sul fiorentino di fine Duecento e di inizio Trecento. è abbondantemente modellato sulla prosa latina. Nel canto XXVI del Purgatorio, Dante incontra: Arnaut Daniel e Guittone d’Arezzo. Guido Guinizzelli e Bonagiunta Orbicciani da Lucca. Guido Guinizzelli e Arnaut Daniel. Arnaut Daniel e Bonagiunta Orbicciani da Lucca. Secondo Dante, il volgare ideale è «illustre» perché: è il più celebre dei volgari italiani. è il più nobile tra i volgari italiani. è degno di illustrare le gesta dei grandi personaggi. perché diffonde luce e risplende chiaro su tutti. L’obiettivo che Dante persegue nel «De vulgari eloquentia» è quello: di tratteggiare la storia della poesia volgare, dai provenzali ai suoi giorni. di rivendicare la dignità del volgare nell’uso colto. di creare un’«arte poetica» del volgare. di creare una lingua adatta al discorso filosofico. Quale di questi motivi non figura nel sonetto petrarchesco «Erano i capei d’oro a l’aura sparsi»?. l’inestinguibile passione del poeta. la labilità delle cose. il saluto della donna. l’apparizione della donna. Quale di queste affermazioni su Petrarca è falsa?. ill «Canzoniere» di Petrarca è il testo chiave per la storia dell’italiano letterario. al centro del «Canzoniere» c’è il concreto e tormentato io individuale. ill titolo originale del «Canzoniere» è «Rerum vulgarium fragmenta». per Petrarca l’amore è uno strumento di conoscenza intellettuale e di elevazione spirituale. Nella novella di «Chichibio», l’autore inserisce delle brevi frasi: in dialetto veneziano. in vernacolo fiorentino. nel fiorentino «rustico» di Certaldo. in dialetto bolognese. La lingua del «Decameron» si presenta: maggiormente polimorfica di quella della coeva poesia. meno polimorfica di quella della coeva poesia. meno polimorfica di quella della coeva poesia, ma solo nelle ballate che concludono le giornate. altrettanto polimorfica di quella della coeva poesia. La lingua usata nel Proemio del «Decameron» e nella cornice introduttiva alle giornate è caratterizzata: dall’uso abbondante di ordini sintattici marcati: dislocazioni a sinistra e a destra, tema libero ecc. dall’impiego di forme tipiche delle varietà «basse» di fiorentino. dall’uso abbondante del «che» polivalente. dall’impiego di periodi lunghi, ricchi di subordinate. Nelle prime righe del Proemio del «Decameron» l’autore afferma: di aver trovato sollievo alle sue sofferenze amorose nella lettura dei classici latini. di aver trovato sollievo alle sue sofferenze amorose nella scrittura di novelle. di aver trovato sollievo alle sue sofferenze amorose nella fede. di aver trovato sollievo alle sue sofferenze amorose nel dialogo con qualche amico. La forma «aura» del primo verso del sonetto petrarchesco «Erano i capei d’oro a l’aura sparsi» è un: latinismo. sicilianismo. provenzalismo. francesismo. Nel verso petrarchesco «vo mesurando a passi tardi e lenti», nel sintagma «tardi e lenti» che procedimento retorico troviamo?. dittologia sinonimica. polisindeto. anafora. consonanza. Quale di queste affermazioni è falsa?. con l’Umanesimo il latino diventa il principale strumento espressivo in ogni campo della cultura. con l’Umanesimo si diffonde l’idea della superiorità della cultura moderna su quella antica. nel Quattrocento il volgare viene usato solo nelle scritture pratiche e nei generi letterari popolari. nel Quattrocento il volgare attraversa una fase di crisi. La lingua dei poeti dell’Umanesimo volgare fiorentino: è la lingua dei grandi autori del Due- e del Trecento (Dante, Petrarca e Boccaccio). è la lingua dei grandi autori del Due- e del Trecento, aperta agli influssi del fiorentino contemporaneo. è il fiorentino del Quattrocento (detto anche «argenteo»). è la lingua dei grandi autori del Trecento, in particolare di Petrarca e Boccaccio. Quale delle seguenti affermazioni è falsa?. La lettera che funge da prefazione alla Raccolta Aragonese fu firmata da Angelo Poliziano. La Raccolta Aragonese è un’antologia dei primi secoli della poesia toscana. Gli autori della Raccolta Aragonese vogliono proporre ai contemporanei un modello linguistico. La Raccolta Aragonese fu inviata da Lorenzo de’ Medici a Federico d’Aragona. Quale dei seguenti tratti non è caratteristico del fiorentino del Quattrocento?. la desinenza di III pl. «-on(o)» invece di «-ano». l’apocope di /e o/ dopo /l n r/. l’articolo definito maschile singolare «el». l’articolo definito maschile plurale «e». Il tema del latino parlato a Roma fu oggetto di uno scambio epistolare tra due importanti umanisti: Biondo Flavio e Poggio Bracciolini. Poggio Bracciolini e Cristoforo Landino. Cristoforo Landino e Leonardo Bruni. Biondo Flavio e Leonardo Bruni. Tra le opere di Poliziano ricordiamo: La «Favola di Orfeo» e i «Canti carnascialeschi». Le «Stanze per la giostra» e i «Canti carnascialeschi». Le «Stanze per la giostra» e la «Favola di Orfeo». Le «Stanze per la giostra» e il «Commento alla Commedia». La grammatica di Leon Battista Alberti è: una grammatica del fiorentino Trecentesco. una grammatica del fiorentino contemporaneo. una grammatica della lingua degli scrittori più autorevoli della tradizione. una grammatica del fiorentino di Dante, Petrarca e Boccaccio. L’imporsi del modello petrarchesco alla fine del Quattrocento è dimostrato: dall’«Arcadia» e dalle «Rime» di Sannazaro, e dagli «Amorum libri» di Boiardo. dagli «Amorum libri» e dall’«Orlando innamorato» di Boiardo. dall’«Arcadia» e dalle «Rime» di Sannazaro, e dall’«Orlando innamorato» di Boiardo. dall’«Arcadia» e dalle «Rime» di Sannazaro, e dalle «Stanze per la giostra» di Poliziano. Sannazaro sottopose l’«Arcadia» a lungo processo di revisione: avvicinarne la lingua sempre più al modello petrarchesco, boccacciano e dantesco. avvicinarne la lingua sempre più al toscano quattocentesco. per avvicinarne la lingua sempre più al modello petrarchesco e boccacciano. avvicinarne la lingua sempre più ai modelli proposti da Bembo. Le «lingue di koiné»: dubbia. sono lingue usate nelle corti dell’Italia settentrionale. sono lingue elaborate nelle cancellerie signorili e comunali, soprattutto nell’Italia meridionale. sono le lingue «cortigiane» in uso presso le corti d’Italia nei secoli XV e XVI. sono lingue elaborate nelle cancellerie signorili e comunali, soprattutto nell’Italia settentrionale e meridionale. Il maccheronico è: un volgare settentrionale infarcito di termini latini e di latinismi. un volgare infarcito di termini latini e di latinismi. un latino infarcito di elementi lessicali volgari, spesso dialettali. un volgare «saturato» di latinismi. Per evitare le forma dialettali, le «lingue di koiné» elaborate nelle cancellerie del Quattrocento fanno in genere ricorso: ad arcaismi. a neologismi. a latinismi. a toscanismi. La teoria linguistica di Bembo: venne espressa organicamente nelle «Prose della volgar lingua», pubblicate nel 1515. era ispirata ai principi del classicismo cinquecentesco. teneva conto anche – seppur cautamente – del fiorentino vivo. si fondava sull’idea dell’indipendenza della lingua dalla letteratura. Quali sono le date delle tre edizioni dell’«Orlando furioso» di Ludovico Ariosto?. 1521, 1525, 1532. 1516, 1525, 1532. 1516, 1521, 1525. 1516, 1521, 1532. Quale di queste affermazioni è falsa?. nell 1501 e nel 1502 Bembo pubblicò a Venezia presso Aldo Manuzio le edizioni a stampa di Petrarca e di Boccaccio. il lavoro nella tipografia aldina permise a Bambo di rivedere in senso toscaneggiante molti testi in vista della pubblicazione. l’edizione di Petrarca del 1501 assicurò a Bembo la possibilità di fissare un testo di riferimento, da cui ricavare una norma grammaticale. l’avvento della stampa ebbe dei riflessi molto rilevanti in campo linguistico perché favorì la diffusione della norma bembiana. Nel verso «che tutto n’arde e non ritrova loco» dell’«Orlando furioso» (I 18 8), la forma «loco»: è settentrionalismo sopravvissuto alla revisione linguistica. è un ispanismo. è un latinismo sopravvissuto alla revisione linguistica. è un sicilianismo. L’uso del dialetto nella commedia del Cinquecento: deriva solo dall’esigenza di dar voce alle istanze degli umili e dei diseredati. deriva da un rifiuto del classicismo bembiano. prosegue la tradizione delle lingue di koiné. prosegue la tradizione dei volgari medievali. La lingua della «Mandragola» di Machiavelli: fonde latinismi di origine cancelleresca con parole comuni e quotidiane. è modellata fondamentalmente sul fiorentino letterario del Trecento. è un limpido esempio di fiorentino vivo. è un efficace compromesso tra lingua letteraria e lingua viva. Quale autore cercò di conciliare la tesi «fiorentinista», che proponeva come modello il fiorentino parlato, con la tesi di Bembo, che proponeva come modello la lingua dei grandi autori dei Trecento?. Claudio Tolomei. Pier Francesco Giambullari. Benedetto Varchi. Niccolò Machiavelli. La teoria cortigiana fu sostenuta per la prima volta: da Vincenzo Colli detto il Calmeta. da Mario Equicola. da Gian Giorgio Trissino. da Baldassarre Castiglione. |




