Laboratorio di Scrittura Istituzionale e Pubblicitaria
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Titolo del test:
![]() Laboratorio di Scrittura Istituzionale e Pubblicitaria Descrizione: Doc. Saccoccio |



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Le proprietà della lingua sono: arbitrarietà, doppia articolazione, trasferibilità di canale. biplanarità, arbitrarietà, doppia articolazione, trasferibilità di mezzo. iconicità, arbitrarietà, doppia articolazione. biplanarità, arbitrarietà, tripla articolazione. Le onomatopee rappresentano: l’arbitrarietà del segno linguistico. tracce di iconicità nella lingua. tracce di arbitrarietà nella lingua. la convenzionalità della comunicazione. Il parlato è prioritario rispetto allo scritto dal punto di vista: antropologico, filogenetico, ontogenetico. sociologico e psicologico. antropologico e ontogenetico. antropologico, filosofico e sociologico. Il triangolo semiotico è composto da: significato, codice e canale. significato, significante e referente. significato, significante e segno. significante, segno e referente. Quando la lingua è usata con una funzione fàtica sono presenti: onomatopee. figure retoriche di significato. formule di saluto e cortesia. connettivi. Un segno linguistico è costituito da: significato (espressione) e significato (contenuto). referente (contenuto) e significante (simbolo). significante (contenuto) e significato (espressione). simbolo (espressione) e contenuto (referente). Nel modello di Roman Jakobson a mittente e destinatario. corrispondono la funzione emotiva e la funzione conativa. corrispondono la funzione metalinguistica e la funzione fatica. corrispondono la funzione fatica e la funzione referenziale. corrispondono la funzione poetica e la funzione emotiva. La funzione fàtica. è comunemente chiamata emotiva. si fonda sul canale. si fonda sul referente. si fonda sul destinatario. La funzione poetica prevale. nei testi poetici e nei messaggi pubblicitari. nei testi narrativi. nei testi saggistici. nei manuali scolastici. La funzione referenziale prevale. nei verbali, nelle cronache, nelle agenzie di stampa. nei ricettari. nei diari e nelle lettere agli amici. nei comizi e nei messaggi pubblicitari. La funzione metalinguistica prevale. nei comizi. nei diari personali. nelle guide turistiche. nei vocabolari. Le guide turistiche sono un esempio di testo. espressivo. regolativo. argomentativo. descrittivo. I romanzi sono un esempio di testo. informativo. poetico. narrativo. argomentativo. I diari sono un esempio di testo. argomentativo. regolativo. espressivo. descrittivo. Un testo regolativo ha lo scopo di. esprimere emozioni. dare ordini o consigli. dimostrare una tesi. regolare sentimenti. Un manuale universitario è un esempio di testo. regolativo. informativo. espressivo. narrativo. Un testo espressivo ha lo scopo di. esprimere emozioni, sentimenti. esprimere opinioni argomentate. informare. dare consigli. Un ricettario è un esempio di testo. argomentativo. regolativo. espressivo. narrativo. Tra gli esempi di testo descrittivo possiamo trovare. cataloghi di mostre. novelle. diari. regolamenti. Non è tra le caratteristiche del testo: comprensibilità. visione. coerenza. coesione. Nell'antichità si sono occupati di retorica: Aristotele, Platone e Parmenide. Platone, Cicerone e Giovenale. Aristotele, Cicerone e Quintiliano. Cicerone, Marziale, Quintiliano. Per Aristotele i generi della retorica sono: narrativo, giudiziario, propositivo. giudiziario, deliberativo. deliberativo, narrativo, epidittico. deliberativo, giudiziario, epidittico. “Rem tene, verba sequentur” è un precetto attribuito a: Marco Tullio Cicerone. Marco Porcio Catone. Gaio Sallustio Crispo. Quinto Fabio Massimo. Le cinque sezioni della retorica sono: inventio, ordo, dispositio, elocutio, actio. inventio, dispositio, elocutio, memoria, actio. inventio, elocutio, dispositio, memoria, actio. inventio, ordo, elocutio, actio, disputatio. La dispositio è: trovare gli argomenti. disporre le figure retoriche nel testo. dare ordine ai contenuti. trovare gli esempi opportuni. L’inventio è: la stesura del testo. la ricerca degli argomenti. l’ordine delle idee. la dimostrazione della tesi. L’elocutio è: dare forma linguistica alle idee. dare ordine alle idee. trovare le idee. memorizzare le idee. Per Cicerone le finalità dell’oratore sono: docere, delectare, movere. docere, movere, flectere. docere, docere, docere. docere, probare, delectare. Nel Medioevo il trivium è costituito da: retorica, grammatica, dialettica. retorica, grammatica, musica. retorica, grammatica, aritmetica. grammatica, dialettica, musica. Quali sono le cinque variabili della lingua: diamesica, diacronica, diatopica, diastratica, diafasica. diacronica, diamesica, diatopica, diacrasica, diafasica. dialettica, diacronica, diatopica, diastratica, diamesica. dialettica, diamesica, diastratica, diafasica, diatropica. Gli italiani regionali si differenziano poco: nel lessico. nella morfologia. nell’intonazione. nel grado di apertura delle vocali “e” e “o”. L’italiano dei semicolti è: la varietà utilizzata da chi ha conseguito un diploma di scuola superiore. la varietà utilizzata da chi ha un livello medio di istruzione. la varietà utilizzata da chi ha un basso livello di istruzione. la varietà utilizzata da chi ha un diploma o una laurea triennale. “Che si dasse da fare!” è un’espressione che può rientrare: nell’italiano standard. nel linguaggio burocratico. nell’italiano popolare. nel linguaggio sportivo televisivo. La varietà diafasica si riferisce: alle diverse situazioni comunicative. alle variazioni dovute al diverso grado di istruzione. ai diversi luoghi in cui è parlata/scritta la lingua. alle variazioni nel tempo. La varietà diamesica si riferisce: alle variazioni nel tempo. ai diversi luoghi in cui è parlata/scritta la lingua. al mezzo attraverso cui avviene la comunicazione linguistica. alle diverse situazioni comunicative. L’italiano standard è. l’italiano che si studia a scuola. l’italiano che si usa nella comunicazione informale. l’italiano dei semicolti. l’italiano popolare. L’italiano neo-standard è: la varietà utilizzata da chi ha conseguito una laurea specialistica. l’italiano che si usa nel parlato e nello scritto informale. la varietà usata nei manuali accademici. l’italiano che si usa nel parlato e nello scritto formale. L’italiano neo-standard può essere chiamato anche. italiano popolare. italiano dei semicolti. italiano dell’uso medio. italiano dei laureati. Tra le caratteristiche dell’italiano neo-standard non troviamo. uso del “che” polivalente. uso del trapassato remoto. uso di frasi marcate. uso del presente con valore di futuro. Tra le caratteristiche dell’italiano neo-standard troviamo. abbandono dell’uso dell’imperfetto. scarso impiego del passato prossimo. uso di “lui”, “lei”, “loro” come pronomi personali soggetto. uso esteso del congiuntivo. Il linguaggio amministrativo non è caratterizzato da: nominalizzazioni. costruzioni impersonali. periodi brevi. termini astratti. La nominalizzazione è: l’uso di nomi che indicano azioni per sostituire i verbi. un nome che sostuisce un’intera frase. l’uso di frasi nominali. il nominare una persona al posto di un luogo. Le nominalizzazioni generano: ambiguità, perché i nomi, a differenza dei verbi, non precisano tempo, modo e persona. confusione, perché non sono nomi propri. contraddizione, perché il nome è un antonimo. praticità, perché i nomi sono più precisi dei verbi. Gli incisi sono: racchiusi tra virgole o parentesi. seguiti dai due punti. racchiusi tra parentesi quadre. preceduti dai due punti. Le locuzioni “ai sensi di”, “in ossequio a”, “a far luogo da” sono: tecnicismi. nominalizzazioni. tecnicismi collaterali. eufemismi. La sentenza n. 364 del 1988 ha stabilito: la punibilità del cittadino che ignora la legge. la non punibilità del cittadino in caso di leggi non chiare. la punibilità del cittadino anche in caso di leggi non chiare. la non punibilità del cittadino in caso di leggi contestate. Con la sentenza n. 364 del 1988: si è sancita la parziale incostituzionalità dell’articolo 5 del Codice Penale. si è sancita l’incostituzionalità dell’intero Codice Penale. si è modificato l’articolo 3 della Costituzione. si è sancita la totale incostituzionalità degli articoli 5 e 6 del Codice Penale. La Costituzione della Repubblica italiana è: un modello di scrittura chiara, essenziale e lineare. un esempio di italiano neo-standard. un modello di scrittura non replicabile in nessun contesto attuale. un esempio dell’italiano dei semicolti. In Italia il linguaggio amministrativo: è caratterizzato da sintesi e linearità. è un esempio di varietà regionale. ha ereditato molte qualità dal linguaggio giuridico. ha ereditato molti difetti dal linguaggio giuridico, spesso amplificandoli. Le caratteristiche del linguaggio burocratico sono: ambiguità, oscurità, vaghezza, distanza dalla lingua d’uso del cittadino. praticità, chiarezza. oscurità, vaghezza. linearità, praticità, prossimità alla lingua d’uso del cittadino. Chi ha parlato di “una lingua straniera al popolo, che lo ponga nella dipendenza di alcuni pochi”: Alessandro Manzoni. Ugo Foscolo. Italo Calvino. Cesare Beccaria. Chi ha definito “antilingua” il nostro linguaggio burocratico?. Umberto Eco. Edoardo Sanguineti. Italo Calvino. Leonardo Sciascia. Diverse iniziative per la semplificazione del linguaggio amministrativo sono state intraprese: a partire dagli anni Novanta del XX secolo. a partire dagli anni Cinquanta del XX secolo. dagli anni Duemila. dal 2020. Il Codice di stile delle comunicazioni scritte ad uso delle amministrazioni pubbliche è stato pubblicato: nel 1993. nel 2003. nel 2013. nel 1983. Due direttive per la semplificazione del linguaggio dei testi amministrativi furono emanate nel 2002 e nel 2005: dai ministri Frattini e Baccini. dai ministri Bassanini e Baccini. dai ministri Cassese e Frattini. dai ministri Frattini e Fioramonti. Quali di queste regole non compare nella Direttiva per la semplificazione del linguaggio dei testi amministrativi? (2002): Scrivere frasi brevi. Usare molti tecnicismi. Usare in maniera coerente le maiuscole, le minuscole e la punteggiatura. Usare poco abbreviazioni e sigle. Per scrivere testi istituzionali chiari e lineari bisogna: privilegiare la forma passiva. scrivere frasi lunghe. evitare parole del lessico di base. evitare tecnicismi collaterali. La coerenza di un testo è. l’organizzazione consequenziale di tutte le sue parti in un insieme unitario. l’ordine sequenziale di tutte le idee. l’invenzione di tutti gli argomenti a sostegno della tesi. l’organizzazione della scaletta in un ordine puntuale. La coerenza di un testo può essere. tematica, espressiva, logica e semiotica. tematica, semantica, fàtica e semiotica. tematica, semantica, logica e stilistica. tematica, semiotica, logica e descrittiva. I connettivi che si usano per esprimere un rapporto di concessione sono: sebbene, benché, nonostante. sebbene, benché, nonostante. affinché, perché. perché, poiché, giacché. I connettivi che si usano per esprimere un rapporto di causa/effetto sono: cioè, ossia, per questo, per esempio. ma, però, tuttavia. affinché, perché. perché, poiché, giacché. La coerenza semantica si attua: con la presenza di determinati campi semantici e parole chiave. con la presenza di sinonimi e antonimi. con la presenza di parole-semi sparse nel testo. con la presenza di iponimi e iperonimi. La coesione di un testo è. l’organizzazione consequenziale del lessico. l’ordine sequenziale degli argomenti. la corretta connessione morfosintattica e lessicale tra tutte le parti. il rispetto di tutte le connessioni sintattiche. La coesione morfosintattica è raggiunta mediante: concordanza, connettivi, sostituenti, punteggiatura. connettivi, punteggiatura, sinonimi. connettivi, sostituenti, sinonimi, antonimi. concordanza, punteggiatura. I sostituenti sono: parole che sostituiscono nomi utilizzati almeno due volte in precedenza. argomenti che sostituiscono idee citate in precedenza. argomenti che sostituiscono temi utilizzati precedentemente. parole che sostituiscono nomi utilizzati precedentemente. Il punto fermo si usa: come il punto e virgola. nelle abbreviazioni. in sostituzione dei due punti. sempre meno nell’italiano neo-standard. La virgola va sempre usata: per isolare il complemento di vocazione. per separare soggetto e predicato. per isolare il predicato dal complemento oggetto. prima di un elenco. La virgola non va mai usata: per separare sostantivi in un elenco. per separare soggetto e predicato. per isolare il complemento di vocazione. per isolare avverbi come sì, certo;. Il punto e virgola: è sempre meno utilizzato nell’italiano contemporaneo. è sempre più utilizzato nell’italiano contemporaneo. non è mai stato utilizzato nell’italiano standard. è scomparso nell’italiano contemporaneo. I puntini sospensivi si usano nel numero fisso di: 2. 3. 4. 6. Think different è uno storico payoff del marchio. IBM. Apple. Microsoft. Google. Il payoff è. il marchio del prodotto. l’immagine del prodotto. lo slogan dell’azienda. lo slogan offline. McDonald’s - I’m Loving’ It è un esempio di. payoff. packshot. headline. copywriter. L’headline è. lo slogan finale. il testo che accompagna il visual. il marchio dell’azienda. l’immagine principale. Think small è uno storico headline del marchio. BMW. Apple. Volkswagen. Dior. Il testo conclusivo di un annuncio è. l’headline. il payoff. il visual. il bodycopy. Il packshot è. lo slogan finale del prodotto. la fotografia del prodotto. il marchio del prodotto. la descrizione tecnica del prodotto. Nokia – Connecting people è un esempio di. packshot. payoff. headline. logotipo. L’art director: si occupa dei testi. si occupa delle immagini e della grafica. si dedica alla direzione generale della campagna. si dedica alla grafica e alla colonna audio. Il testo più lungo di un annuncio è: il claim. l’headline. la deadline. il bodycopy. Think small è uno storico esempio di. bodycopy. payoff. headline. copywriter. Il prodotto pubblicizzato appare fotografato. nel payoff. nel visual. nel bodycopy. nel packshot. La stampa dei manifesti pubblicitari nacque in Europa: a partire dalla diffusione della fotografia. a partire dall’invenzione della stampa a caratteri mobili. tra la prima e la seconda guerra mondiale. dopo la seconda guerra mondiale. La prima concessionaria di spazi pubblicitari viene fondata in Italia da: Fortunato Depero e Filippo Tommaso Marinetti. Attilio Manzoni e Carlo Erba. Carlo Erba e Filippo Tommaso Marinetti. Alessandro e Attilio Manzoni. Gabriele d’Annunzio inventò il nome dell’azienda: Campari. SAIWA. Pavesi. Bauli. L’artista futurista Fortunato Depero è noto per alcune campagne pubblicitarie dell’azienda: Barilla. Campari. Carpano. Borsalino. Gli spot di Carosello avevano una durata fissa di: 4 minuti. 2 minuti e 15 secondi. 30 secondi. 45 secondi. “Non avrai altro jeans all’infuori di me” è: un noto payoff creato per uno spot del marchio Levi’s. un headline creato da Emanuele Pirella per i Jesus Jeans. un headline creato da Annamaria Testa per Armani Jeans. un bodycopy creato per una nota azienda italiana. Publitalia è: un annuncio pubblicitario per le reti private. una concessionaria per la raccolta della pubblicità. un’agenzia per la Pubblicità Progresso. l’unione delle reti private italiane. Il noto velocista americano Carlo Lewis è apparso negli anni Novanta in una campagna pubblicitaria dell’azienda: Adidas. Pirelli. Nike. Superga. Chi ha coniato il termine “neotelevisione”?. Annamaria Testa. Umberto Eco. Renato Barilli. Alberto Abruzzese. La “neotelevisione” è caratterizzata da. tre canali generalisti. moltiplicazione dei canali e privatizzazione. programmazione a reti unificate. moltiplicazione dei canali pubblici. La pubblicità inizia a rivolgersi ai giovani. tra gli anni Sessanta e Settanta del XX secolo. negli anni Novanta del XX secolo. Dopo il 2001. negli anni Dieci del XX secolo. Il termine “scioglievolezza” impiegato in una nota pubblicità evidenzia: l’uso di prefissi. l’uso di superlativi. l’uso di suffissi derivativi. l’uso di suffissi alterativi. Non c’è due senza Triplex è un esempio di: metafora. parola macedonia. proverbio rivisitato. uso delle lingue classiche. L’italiano della pubblicità è prevalentemente: l’italiano standard. l’italiano istituzionale. l’italiano neo-standard. il dialetto locale. |




