caldiroli psicologia dinamica lez 60-72
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I modelli operativi interni sono: Strutture biologiche innate. Meccanismi di difesa inconsci. Schemi cognitivi appresi a scuola. Rappresentazioni mentali di sé e dell’altro derivate dalle esperienze relazionali. Secondo Bowlby, l’attaccamento è: Un pattern comportamentale finalizzato alla ricerca di vicinanza e protezione. Un meccanismo difensivo. Una risposta secondaria ai bisogni fisiologici. Un comportamento appreso socialmente. Secondo Bowlby, la qualità dell’attaccamento influenza principalmente: La strutturazione delle difese dell’Io rispetto ai conflitti intrapsichici. La costruzione dei modelli operativi interni che guidano le relazioni future. L’organizzazione delle pulsioni inconsce nelle fasi dello sviluppo psicosessuale. L’acquisizione di competenze cognitive indipendenti dalle relazioni precoci. Nella teoria di Bowlby, l’attaccamento è considerato: Un effetto dell’apprendimento. Un comportamento secondario. Una motivazione primaria autonoma. Una derivazione della libido. La Strange Situation è: Una procedura sperimentale per valutare l’attaccamento nel bambino. Un test di intelligenza infantile. Un modello teorico psicoanalitico. Una tecnica terapeutica per adulti. Gli stili di attaccamento identificati attraverso la Strange Situation includono: Sicuro, ansioso e depresso. Sicuro, evitante, ambivalente e disorganizzato. Evitante, ossessivo e fobico. Sicuro, insicuro e psicotico. La sensibilità materna si riferisce a: La rigidità educativa. L’intensità delle emozioni della madre. La capacità di percepire e rispondere adeguatamente ai segnali del bambino. La dipendenza affettiva dal bambino. Secondo Fonagy, la funzione riflessiva consiste in: Rafforzare le difese dell’Io. Controllare i comportamenti impulsivi. Comprendere e rappresentare gli stati mentali propri e altrui. Eliminare i conflitti inconsci. Nel modello dell’infant research, la relazione terapeutica è: Basata esclusivamente sull’interpretazione verbale. Indipendente dalle relazioni precoci. Co-costruita e coinvolge attivamente anche l’analista. Un processo neutrale e unidirezionale. Nel modello dell’infant research, la mente è considerata: Una struttura innata e autonoma. Una funzione esclusivamente cognitiva. Un sistema chiuso intrapsichico. Una costruzione interattiva che nasce nella relazione. La psicopatologia, secondo l’infant research, è: Un trauma isolato. Un deficit biologico. Un conflitto tra Es e Super-Io. Il risultato dell’interiorizzazione di modelli relazionali disfunzionali. Il modello dell’infant research si fonda principalmente su: Un approccio empirico, osservativo e relazionale. Una teoria esclusivamente intrapsichica. Un approccio esclusivamente clinico. Un modello centrato sulle pulsioni. Il senso del Sé, secondo Stern, è: Una struttura cognitiva stabile. Un’esperienza soggettiva organizzante. Un meccanismo difensivo. Un prodotto del linguaggio. Le RIG (Rappresentazioni di Interazioni Generalizzate) sono: Meccanismi di difesa. Processi cognitivi astratti. Strutture innate del Sé. Schemi derivati da esperienze relazionali ripetute. Secondo Daniel Stern, il neonato è: In una fase di autismo normale. Un soggetto attivo fin dalla nascita, predisposto all’interazione. Dipendente esclusivamente dai bisogni biologici. Privo di capacità relazionali. Il “momento presente” in psicoterapia è: Un contenuto simbolico inconscio. Un processo esclusivamente cognitivo. Un ricordo del passato rielaborato. Un’esperienza intersoggettiva condivisa nel qui e ora che può produrre cambiamento. Il concetto di “matrice relazionale” introdotto da Mitchell indica: La separazione tra interno ed esterno. La superiorità delle relazioni oggettuali sull’intrapsichico. L’integrazione tra dimensione intrapsichica e relazionale. La centralità esclusiva del Sé. La prospettiva relazionale in psicoanalisi nasce come tentativo di: Rafforzare il primato delle pulsioni nella vita psichica. Superare la dicotomia tra mondo intrapsichico e relazioni interpersonali. Escludere il ruolo dell’ambiente nello sviluppo. Sostituire completamente la teoria freudiana. Secondo Ferenczi, il trauma ha origine: Nei conflitti tra Io e Super-Io. Esclusivamente in fantasie inconsce. Nelle relazioni interpersonali realmente vissute. Nella struttura biologica dell’individuo. Nella prospettiva relazionale, la psicopatologia è intesa come: Limitazione della libertà esperienziale e della capacità di trasformazione. Esito della sola pulsione di morte. Deviazione da una norma universale. Disturbo esclusivamente biologico. Nel modello contemporaneo, il processo analitico è concepito come: Uno spazio relazionale in cui si incontrano due soggettività. Un’applicazione tecnica neutrale e oggettiva. Un’analisi delle sole dinamiche inconsce individuali. Un processo centrato esclusivamente sul paziente. Il “margine dell’intimità” indica: Il limite tra conscio e inconscio. Il confine tra transfert e controtransfert. Lo spazio relazionale tra analista e paziente in cui avviene il cambiamento. La distanza emotiva necessaria per l’analisi. Nel modello relazionale, l’analista è considerato: Un osservatore esterno privo di influenza. Uno schermo opaco e neutrale. Un tecnico che applica interpretazioni standard. Un soggetto attivo che partecipa alla relazione analitica. Nella prospettiva contemporanea, il transfert è considerato: Una distorsione esclusivamente intrapsichica. Un errore percettivo del paziente. Un meccanismo difensivo dell’analista. Un fenomeno co-costruito tra paziente e analista. Il “terzo” è definito come: Un elemento che emerge dalla relazione tra due soggetti. Un contenuto inconscio individuale. Un fattore esterno indipendente dalla relazione. Una funzione esclusivamente biologica. Secondo Ogden, il terzo analitico è: Un’esperienza co-costruita derivante dall’interazione tra gli inconsci di analista e paziente. Una struttura biologica della mente. Una funzione simbolica legata al linguaggio. Un elemento introdotto dalla madre nella diade. Nella teoria freudiana, il terzo è associato principalmente: Alla relazione simbiotica madre-bambino. Al complesso edipico e alla funzione separativa del padre. Alla dimensione intersoggettiva. Alla regolazione emotiva primaria. Il concetto di “terzo analitico” nasce come tentativo di: Eliminare la dimensione relazionale. Superare la tensione tra dimensione intrapersonale e interpersonale. Sostituire il modello edipico. Rafforzare la centralità delle pulsioni. Il rischio di utilizzare il terzo come regolatore della relazione consiste nel fatto che: Il paziente perde la capacità di transfert. L’analista può sottrarsi al coinvolgimento soggettivo nella relazione. Si rafforza eccessivamente la neutralità. Si elimina la dimensione inconscia. Secondo Minolli, il terzo analitico deve essere inteso come: Un elemento esterno che regola la relazione. Una dimensione esperienziale legata all’autocoscienza. Una struttura inconscia autonoma. Una funzione esclusivamente linguistica. Una delle principali criticità del concetto di terzo analitico è il rischio di: Considerarlo solo come funzione simbolica. Ridurlo esclusivamente alla dimensione biologica. Trasformarlo in un’entità astratta che allontana dalla relazione concreta. Eliminarne completamente il valore teorico. Nel pensiero di Minolli, il terzo coincide con: L’inconscio relazionale. La funzione paterna simbolica. Il campo intersoggettivo condiviso. La capacità di autocoscienza del soggetto. Nei modelli di relazione madre-bambino, un livello ottimale di coordinazione è: Intermedio, associato a un attaccamento sicuro. Assente, per evitare dipendenza. Minimo, per favorire l’autonomia. Massimo, per garantire la fusione. Nella prospettiva relazionale, la relazione analitica è intesa come: Una tecnica di interpretazione standard. Un’analisi dei contenuti inconsci individuali. Un processo guidato esclusivamente dall’analista. Un processo co-costruito tra paziente e analista. Nella prospettiva contemporanea, il preverbale è considerato: Una modalità autonoma di organizzazione dell’esperienza. Un contenuto rimosso dell’inconscio dinamico. Un errore nella simbolizzazione. Una fase preliminare destinata a scomparire. Secondo la teoria del codice multiplo di Bucci, il codice sub-simbolico riguarda: Le rappresentazioni simboliche verbali. Le componenti sensoriali, motorie e somatiche dell’esperienza. I processi cognitivi astratti. I contenuti linguistici consapevoli. Nella prospettiva relazionale, il corpo è considerato: Un semplice strumento espressivo cosciente. Un supporto biologico separato dalla mente. Parte integrante dei processi relazionali e mentali. Un elemento secondario rispetto alla psiche. Nella dissociazione, il corpo: Esprime una sofferenza che non può essere elaborata mentalmente. Traduce simbolicamente i contenuti psichici. Si integra completamente con la mente. Rappresenta un’elaborazione cosciente del trauma. Secondo la teoria del codice multiplo, i sintomi somatici emergono quando: Il corpo è separato dalla relazione. Si interrompe la connessione tra livello sub-simbolico e simbolico. Il linguaggio simbolico è eccessivamente sviluppato. L’esperienza emotiva è completamente consapevole. Nel concetto di reverie di Bion, la funzione dell’analista è: Ridurre l’attivazione emotiva del paziente. Interpretare direttamente i contenuti inconsci. Trasformare elementi grezzi e somatici in contenuti pensabili. Mantenere una posizione neutrale e distaccata. Una differenza fondamentale tra tradizione europea e americana riguarda: L’uso della clinica rispetto alla teoria. L’origine biologica della psicoanalisi. L’idealismo teorico europeo e il pragmatismo americano. L’importanza del transfert. Secondo la critica tradizionale, la psicoanalisi relazionale rischia di: Eliminare il concetto di inconscio dinamico. Ridurre il ruolo della relazione. Rafforzare il ruolo delle pulsioni. Integrare eccessivamente mente e corpo. Nella prospettiva relazionale, l’inconscio è ridefinito come: Luogo dei contenuti rimossi. Struttura biologica della mente. Sistema cognitivo consapevole. Insieme di modelli relazionali impliciti e procedurali. La sesta critica alla psicoanalisi relazionale riguarda il rischio di: Eccessiva simmetria nella relazione terapeutica. Eliminazione del controtransfert. Mancanza di interpretazione. Riduzione del transfert. La psicoanalisi relazionale rispetto al postmodernismo: Difende il modello moderno. Elimina completamente il concetto di soggetto. Si basa esclusivamente sul linguaggio. Mantiene un sé esperienziale pur rifiutando il soggetto cartesiano. Nella prospettiva relazionale, il sé è inteso come: Esperienza vissuta in relazione con l’altro. Costrutto puramente cognitivo. Struttura biologica. Entità autonoma e stabile. Il postmodernismo si caratterizza per: Il rafforzamento della razionalità scientifica. La messa in discussione dell’oggettività e delle certezze assolute. La centralità delle pulsioni. La stabilità del soggetto. Una differenza fondamentale tra postmodernismo e psicoanalisi relazionale è che: Il primo mantiene il soggetto stabile, la seconda lo elimina. Il primo è clinico, la seconda teorica. Il primo valorizza la relazione, la seconda la nega. Il primo opera su un piano teorico-astratto, la seconda sull’esperienza relazionale concreta. |




